Della non-scrittura, ovvero: mo’ mi sale il Subaru.

Posto che in questo preciso momento le mie priorità dovrebbero essere, in ordine sparso, finire il capitolo della tesi e pulire a fondo la casa, perché non avete idea di che cosa ci sia qua dentro adesso, fingiamo di non assegnare a tutto ciò il giusto rilievo e vediamo di usare questo posto in qualche modo XD. Purtroppo per voi e per me, saranno post a caattere personale, perché per me le due cose sono completamente inscindibili, quindi boh, fate voi.
Mi sono sempre auspicata che il Dusk potesse diventare un archivio più variegato e flessibile, nel corso degli anni, cosa che il cambio di script ha reso assolutamente più tangibile. Nello specifico, mi sarebbe sempre piaciuto aggiungere una parte più ‘meta’ in cui parlare di scrittura e di idee sulla scrittura, con tutto che il termine ‘meta’ per come è usato negli ultimi anni mi fa un poco storcere il naso.

Mi ha sempre frenata il sentore che la gente legge le tue idee e poi ti plagia, magari, nonché il fatto che, magari, di tutto il processo intermedio non sbatte il cazzo a nessuno. Oltretutto, uno dirà che esiste Tumblr – e volendo, cenozoicamente parlando, Livejournal – ma Tumblr mi sta sul culo e i miei post su LJ sono sempre stati pieni di rabbia. Un blog autonomo ho provato a gestirlo, senza risultati esaltanti, quindi ‘unica soluzione è parlare di scrittura nel luogo che, per me, l’ha sempre contenuta. Negli ultimi due mesi ho perso la mia interlocutrice privilegiata, il che mi fa sentire non solo molto vuota e delusa in generale da come è avvenuta la rottura (per usare un lieve eufemismo), ma mi insegue con molta pervicacia la sensazione che gli ultimi anni della mia vita siano andati in cenere.
In conclusione, ho deciso che io qua dentro di scrittura ci parlo, col rischio che finisce che mi parlo addosso da sola, ma qual è il rischio? Male che va, non mi cagavate prima e non mi cagate neppure ora. Ad ogni modo, terrò d’occhio il filtro antispam di WordPress con maggiore attenzione, sia mai vogliate dare una lustrata all’interattività latente dell’archivio nello spazio commenti. Purtroppo, non saltano fuori senza mia approvazione perxhé il filtro è una suora con le mutande di piombo, ma tant’è. Vi ricordo che, a questo proposito, la pagina Facebook rende decisamente più agevole l’opera di fruizione e discussione, così siamo tutti felici e contenti.
Ciò detto, oggi è mia intenzione parlare, piuttosto, di non-scrittura.
Avrete notato sicuramente di come il mio ritmo, per quel che concerne la scrittura amatoriale, si è diradato, e non di poco: ricordo di come, sette anni fa (oh Madonna, sette?!) Final Fantasy XII mi tirasse fuori una spropositata quantità di roba… prima di lui, mi rrendo conto che quello che scrivevo su X era di una lunghezza che sarebbe, per la me stessa di oggi, ben oltre il limite del sostenibile. Probabile che mi abbia influenzata, in un certo senso, il trend del numero di parole degli ultimi anni mi ha influenzata, perché più ci faccio attenzione e meno scrivo… ma questa è veramente la punta dell’iceberg.
Ho sentito più di una persona affermare, negli ultimi tempi, “scrivo/scrivevo per riempire un vuoto” – affermazione in cui mi rivedo per un buon tre quarti, per più di una ragione. Chi mi conosce (magari lo menziono di sfuggita, ma non ne ho mai fatto tutto quest gran mistero) ho una disabilità motoria, che tutavia non mi impedisce di condurre la vita in autonomia, se non totale, almeno per un buon 90%. Ora, se ci sei nato soprattutto, nel tuo corpo sei costretto a starci, e aggiri l’evenuale disagio logistico come puoi, senza neppure pensarci troppo. Personalmente, il mio più grosso problema è sempre pensare a come gli altri possano percepirla dall’esterno, ragion per cui certe volte la frustrazione mi morde in petto come un cane: ci sono sempre delle cose che non potrò fare, c’è sempre chi guarderà con un certo tipo d’occhio qualche lieve stortura del mio fisico… insomma, per farla breve, ho sempre abuto una quantità di fantasia notevole, molto prima di imparare a scrivere, e saperla buttar giù (e si parla nello specifico di fanfiction semplicemente perché è il ‘genere’ che scrivo più volentieri, ma va da sé che il discorso può essere comodamente allargato) mi ha salvato più e più volte. Provare piacere nel descrivere i corpi, il sesso, certi tipi di ambienti, nel modo più colorato che mi riesce è sempre stato il mio modo di arrivare laddove la mia esperienza non mi permetteva: il solo descrivere certi tipi di movimenti mi mette in difficoltà, perché una persona normodotata sperimenta – per dirne una – un senso di equilibrio (proprio inteso come ‘baricentro’, nel senso letterale del termine) che mi è completamente precluso. Da qui, il resto direi viene da sé.
Poi succede che uno s’innamora e la tangibilità del corpo e dei sentimenti trova proprio tutt’altra valvola: ti metti seduto e pensi ‘mo’ scrivo’, poi ti rendi conto che… e che devi scrivere?! Provare determinati sentimenti, tutti così variegati e profondi (per me lo erano, a questo punto avrei dei dubbi sulla persona che con me stava, a giudicare da com’è andata a finire), faceva sì che l’esperienza non fosse declinabile da nessuna parola, anzi: più è profondo il sentimento, più le parole lo rendono sfuggente. In tutto quello che ho sempre scritto, per biograficamente lontano da me che potesse essere, c’è sempre stata una fortissima componente personale. In uno status quo come quello, la mia situazione scrittoria si faceva, quindi, molto scivolosa: parte del bisogno di scrivere, o comunque di incanalare la mia fantasia per quella strada, è venuta meno dopo sarcazzo quanti anni. Ho scritto pochissimo e con dedica, nonché, ogni tanto, proprio su istigazione, cercando proprio di ‘spiegare’ l’amore (basta che vi facciate un giretto nei post più recenti della tag apposita per avere un’idea) secondo me, e tanto mi è bastato.
Poi succede che la gente si stufa e ti tratta che manco fossi l’ultimo degli stronzi, prendendoti per il culo in modi che non si raccontano, e il processo si ripete per motivazioni diametralmente opposte: se prima l’amore te l’aveva tappata un po’, la voglia di scrivere, adesso tutto quello che ti piaceva, complice il fatto che lo dividevi con l’altra persona, ti fa non solo schifo, ma ti lascia un senso di apatia e vuoto che ti succhia la bellezza delle cose, in gran parte la voglia di vivere, e anche un poco tutta la carica di fantasia in generale. Morale della favola: ti ritrovi a vivere in pneumatica solitudine una vita che già prima non è che fosse vissuta chissà quanto in scioltezza (perché ok autonomi al 90%, ma il 10% che manca i coglioni te li trita, specie se la persona di fianco a te te lo fa pesare all’improvviso), senza tutti i progetti che ti eri fatta, volente o nolente, perché all’amore, quando è sentito, sottostà sempre quella base di certezza, che poi ti si sgretola tutta sotto i piedi. A due mesi di distanza, vivo praticamente col pilota automatico inserito e il trasporto emotivo completamente vaporizzato a mo’ di Seishiro in salamoia pronto all’uso.
Nel mezzo della parentesi sentimentale, direi che è appropriato anche dar preso a quanto ul vivere da sola mi abbia caricato di fatica nel corso degli anni, quasi fosse una specie di lavoro a tempo pieno che fai per sopravvivere, cosa che la fantasia l’asciuga in buona parte, roba che la Vileda ti fa un baffo: non è una questione di avere qualche anno in più o di essere più impegnati (che ok studiare, ma non prendiamoci per il culo, alle Superiori di tempo libero ne hai molto meno imho), ma proprio di mancanza di quella particolare ‘scintilla’ che azionava il meccanismo: mi ritrovo sempre più schiacciata dalla vita da sola, e adesso anche il vantaggio/svantaggio di guardare il mondo da una specie di vetrina, come nel 2010, mi si è infranto completamente, insieme alla cura del prossimo e alla fiducia. Sono sempre stata una grande amante del genere umano; ora come ora, può andarsene abbastanza affanculo.
Insomma, mi sto imponendo un po’ di terapia con l’unico mezzo talento che io abbia mai avuto, e mi domando se non debba un po’ fare come fece Fellini a suo tempo con Otto e mezzo (poco importa che mi faccia male pensare a chi me lo ha fatto vedere): se lui ha fatto un film parlando di mancanza di ispirazione, quasi quasi mi verrebbe voglia di scrivere un’originale in cui parlo di come non riesco più a scrivere.
Oltre a tali annose questioni, m’è sorto, a un certo punto, un terzo quesito che, nella sua scemenza, ha la sua quota di dignitosa serietà: se per un tradimento con rottura io mi sento così, Subaru che cosa dovrà dire? XDDDDDDDD
Realizzo perfettamente che può sembrare la domanda di una persona che confonde il piano dell’immaginario con quello del reale, ma l’interrogativo è presto spiegato: negli ultimi tredici anni, è attraverso il suo personaggio che ho sempre cercato di elaborare e sublimare, per accadimenti reali diversi, il lutto e il dolore. Il problema è che il lutto era di un tipo diverso. Soprattutto, si trattava di un lutt vero e proprio: ora che siamo sul piano della bruttezza umana, dei sentimenti e della fiducia traditi in modo becero, sublimare mi è impossibile. Ho accarezzato l’idea di scrivere Subaru post-volume 7, ma ho ficcato il dito dentro per toccare quel vuoto spaventoso che mi preme sullre costole, e ho realizzato che sublimare con Subaru un cazzo, non riesco neppure a contemplare l’idea – quindi boh, aspetto di riavere indietro la mia voce. Dopo tutti questi anni a stretto contatto con qualcuno, mi sento deprivata di una buona parte di quello che ero ansiosa di trasmettere con gioia a chi mi stava vicino e ritenevo importante, come se mi avessero tagliato qualcosa di netto (qualcosa che, fessa come sono, ho pure un poco di fievole speranza di recuperare, fra qualche mese, perché sai mai nella vita, io poi dei distacchi definitivi ho una paura che levati, benché dopo due mesi da una rottura cattiva e plateale + silenzio radio, uno mi direbbe pure rassegnati e vai avanti, e razionalmente lo so pure io, ma da dentro sono cazzi miei e ci sto male lo stesso). Non credo riuscirò a toccare Seishiro e Subaru per un bel po’. Mi ricordano di come ho legato con la persona in questione E di come l’ho conosciuta in un monento felice, salvo ritrovarmi inculata come da trama. Qualche mese fa, quando io pensavo di avere solo lo stress di questa cazzo di tesi, ma almeno l’interesse dall’altra parte, mi sono nutrita di lettura e di plottaggio massiccio di tristi fanfic che non avrei mai scritto, ora proprio addio e grazie tante. Manco il porno per svagarmi mi resta, perché l’idea del sesso mi mette, adesso, quasi la repulsione addosso XD. E voi? Scrittura e non scrittura, ispirazione o meno… come siete messi?

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Credits & Disclaimers

Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2015; Seishiro e Subaru © CLAMP; pattern originale © Velvet Factory; brushes © 77words & (se è l'account autore che ha sostituito il sito da cui prendevo i pennelli ventimila anni fa, almeno) Veredgf. Strange Fruit e relativo testo sono © Billie Holiday e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha sopportato e corretto con pazienza i miei errori in questo lungo stillicidio di lotta con WP, e che ha (praticamente sempre) salvato il mio culo laddove la mia conoscenza di PHP non arrivava. Lasciatemi dire che non arriva molto lontano XDDDD ♥.