[RG Veda] Sweeter than anything

Titolo: Sweeter than anything
Fandom: RG Veda
Personaggi: Taishakuten, Ashura-ou
Parte: 1/1
Rating: G
Conteggio Parole: 1488 (LibreOffice)
Note: omosessualità, spoiler sul finale!! Scritta per il mio set su 10_clamp.

Sweeter than anything
(9) 4. Every nerve like a firefly

We were never more than a dream
Brief as summer or spring
Sweeter than anything

(PJ Harvey – Sweeter than anything)

Gli abiti da cerimonia erano pesanti e incredibilmente pomposi, ma erano un obbligo a cui Ashura-ou si era abituato a sottoporsi: non era una persona gaudente, ma non v’era molto altro a cui prestare attenzione in tempo di pace, almeno – fece una smorfia amara – per quel che ne restava. I ricevimenti a Zenmi-jou erano di una piatta ed estenuante raffinatezza, dalla quale lui si sarebbe volentieri estraniato abbassando le palpebre, se solo questo non l’avesse portato a fissare le visioni che si diramavano come nervi fra i suoi desideri e i suoi sogni.
Sbuffò, incapace di trattenere oltre la propria irritazione, non per la festa in sé, ma per il fatto che i suoi pensieri erano lungi dal possedere tutta quella serenità, il che era profondamente snervante.
Su imitazione dell’imperatore e dei suoi ospiti, batté le mani in un applauso una volta che Kendappa-ou ebbe riversato il delizioso suono della sua arpa all’interno del salone. Si inchinò in una riverenza, i riccioli corvini che rotolavano ai lati della sua figura elegante mentre tornava al suo posto accanto alla figlioletta e a suo marito, Jikokuten dell’Est.
Una folta schiera di musicisti prese poi a suonare le sue note, a cui risposero immediatamente i passi di danza dei cortigiani.
Ashura-ou si abbandonò sul suo seggio, quasi esanime, disposto a fare qualunque cosa pur di non doversi costringere a porgere il braccio a qualcuna di quelle dame. Si limitò a fissarne le evoluzioni con stanco distacco. Fortunatamente, l’imperatore aveva notato la stanchezza che l’aveva oppresso negli ultimi tempi, e non aveva avanzato commenti nel vedere che il Generale aveva dedicato poco tempo a stare al suo fianco, preferendo mescolarsi agli ospiti.
Silenziosamente grato al sovrano per quanto gli era stato concesso, Ashura-ou avanzò verso la terrazza, nella speranza che nessuna delle dame presenti lo reclamasse a ballare. L’enorme vetrata era aperta, così il re degli Ashura scivolò oltre le tende, lieto che le danze avessero distolto gli ospiti da quel luogo.
Il cielo era di un blu serico e irreale, acceso da grandi stelle sfavillanti, fra le quali splendeva una sottile falce di luna. Il vento giungeva probabilmente da Nord: era freddo e terso, e lui se ne riempì i polmoni.
Sospirò di nuovo.
Della folla dietro le spalle sentiva il calore, il chiacchiericcio, la musica che ne guidava i volteggi, e si ritrovò a ringraziare la brezza della sera che gli stava evitando di soffocare.
Aveva bisogno di star loro lontano, perché chi tradiva con il pensiero era già a un passo dal farlo realmente, e lui stava davvero per rivoltarle tutte, le leggi del mondo, di quell’inviolato paradiso, solo per…
«Avete i piedi di piombo stasera, Ashura-ou?».
Il re degli Ashura si voltò con uno scatto, nonostante avesse riconosciuto il tono beffardo e penetrante del Raijin Taishakuten. Fece un cenno noncurante e atteggiò il viso a una parvenza di freddezza.
«Semplicemente, preferisco tirar di spada piuttosto che dar corda alle scarpette da ballo di una di queste incantevoli donzelle…».
«Sì,» assentì il Raijin, con una smorfia compiaciuta «… e confesso che una vostra lezione di scherma mi sarebbe oltremodo gradita.».
Ashura-ou si permise un piccolo sorriso.
«Devo dedurne che la vostra tanto decantata arroganza sia mero frutto di qualche speculazione di Corte?» incalzò, ironico.
Taishakuten sogghignò.
«Vostra Grazia ha un modo tutto particolare di ricordare alle persone le peggiori mancanze del loro carattere…».
«Più che altro mi sorprende: non vi avrei mai creduto in grado di assoggettarvi agli insegnamenti di chicchessia.».
Taishakuten, che fino a quel momento era sembrato interessato al panorama, si voltò a fissarlo accigliato, perforandolo con i suoi sbiaditi occhi azzurri, illuminati dalla luce pallida della sera.
«Siete un uomo di rara diffidenza, Ashura-ou.».
Sperò solo di apparire meno infastidito dalla questione di quanto si sentisse.
«La cosa vi stupisce?».
«Nient’affatto.» si rilassò il Raijin «Della Corte ho un’idea ben precisa: non è molto diversa dai campi di battaglia sulle montagne del Nord, è solo infinitamente più sfarzosa, ed è naturale che voi sentiate il bisogno di proteggervi.».
«Oh.» rise Ashura-ou, enigmatico, e ben attento a non mettersi a suo agio al cospetto di un uomo come lui. «Non state tentando di farmi scorgere un filosofo in voi, vero?» lo punzecchiò, osservandone i movimenti con la coda dell’occhio.
Il Dio del Tuono si spostò una lunga ciocca d’argento dietro l’orecchio, combattendo con il vento.
Scrollò le spalle.
«No, se non è vostra intenzione andare oltre.».
Perplesso, Ashura-ou inarcò un sopracciglio.
«Dite che dovrei?».
Lui trattenne una risata fragorosa. Non si stupiva più del perché Ashura-ou non si fosse accorto di come, prima di quel momento, fosse stato intento a cercare i suoi occhi nella folla. Come avrebbe potuto, con una faccia da ragazzino come quella?
Si limitò a inclinare appena le labbra.
«Ho l’aria di un uomo in grado di dispensare consigli spassionati?».
«Francamente,» replicò il re degli Ashura «è un’altra di quelle qualità di cui temo difettiate, ma chissà… potreste sorprendermi.».
Taishakuten represse di nuovo la voglia di ridere. Sorrise, invece.
«Non immaginate quanto.».
Ashura-ou si umettò le labbra, divertito e ufficialmente sorpreso.
«Nel senso che siete assai più sicuro di voi stesso di quel che credo, o molto più modesto di quello che la Corte dà ad intendere?».
Niente di tutto questo, avrebbe voluto rispondere, ma tacque, seguitando a scrutare il suo sguardo e cercando di tenerlo bene a mente, perché era sicuro che mai più l’avrebbe visto così concentrato su di lui.
«Temo che il mio pragmatismo travalichi di molto simili paletti, Ashura-ou.» ridacchiò.
«Il pragmatismo è ormai fuori moda, Raijin.» puntualizzò l’uomo, serafico.
Una folata di vento mosse i paramenti dei loro vestiti, mentre Taishakuten rideva, asciutto.
«Lasciate la moda alla vostra futura sposa!» esclamò, senza essere, tuttavia, capace di velare completamente una punta di acredine di cui forse anche l’ingenua buonafede di Ashura-ou aveva notato la presenza.
In effetti, il re degli Ashura sembrò riscuotersi dal clima di strana distensione che li aveva circondati, improvvisamente indignato per quella deliberata, invadente menzione alla sua vita privata, una dimensione in cui non ricordava di aver mai ammesso il suo interlocutore.
Ma aveva dimenticato – rammentò – di non nutrire grande trasporto o ammirazione nei confronti di Shashi, e che presto Taishakuten sarebbe stato trascinato a viva forza nel suo mondo. Recuperò la giovialità.
«Ha già troppe mode a cui star dietro…».
Il riso gli si spense sulle labbra, perché per un attimo la vide, vide Ashura, vide tutto il quadro devastante del suo desiderio e, quasi in colpa nei confronti del Raijin, lo fissò in viso.
«Lei è qui, stasera?».
Era una domanda per la quale già si prefigurava più di un rimprovero, e che aveva osato porre solo perché gli occhi di Ashura-ou gli sembravano assenti, lucidi di una bonaria malinconia, e lui non poté trattenersi dal guardarlo senza l’usuale sfumatura di insolenza con cui aveva l’abitudine di affrontarlo, sperando che Ashura-ou non vi facesse attenzione.
Non vi badò, infatti. Rispose con un mezzo sorriso.
«Oh no. Il solo starmene in disparte qui sarebbe un attentato alla mia galanteria e alla sua reputazione, in caso contrario.».
Toccò a Taishakuten sorprendersi.
«Vi facevo meno ligio ai doveri d’etichetta, sapete?» considerò, riacquistando un po’ della propria spigliatezza, anche se sapeva perfettamente che lo stava osservando con più intensità di quel che avrebbe dovuto.
«Siamo così tante cose, agli occhi degli altri, Taishakuten…».
Oh, sì. Non vi accorgete nemmeno di quanto abbiate ragione…
Perché no, Ashura-ou non ne aveva davvero la minima idea, né sapeva quanta tristezza avesse infuso nelle proprie parole. I suoi pensieri dovevano dargliene motivo, perché sembrò non rendersi conto che gli occhi di Taishakuten, in quell’attimo, dicevano molto più di quel che avrebbero voluto rivelargli, come sempre aveva paura potesse succedere, e come, puntualmente, Ashura-ou dava segno di non vedere.
«Già.» gli uscì naturale mormorare; Ashura-ou non ebbe il tempo di aggiungere altro, perché una mano di lui era già aperta sulla sua guancia in una carezza che lo paralizzò completamente.
Se lui non capiva cosa stesse succedendo, di certo Taishakuten non sapeva da dove stesse attingendo il coraggio.
«Possiamo essere tante cose…» bisbigliò infatti, avvicinando il viso al suo, gli occhi socchiusi che poco si curavano dell’incredulità di lui «… ma mai quel che desideriamo essere…».
Le parole scivolarono via in un soffio tremante, forse Ashura-ou non le sentì neppure, perché Taishakuten ne coprì il suono appoggiando le labbra sulle sue, il vento che mischiava i capelli d’argento ai suoi e si riempiva della sua meraviglia.
Ma tornò ad essere aria quando Taishakuten si allontanò di nuovo, dirigendosi in sala.
Ashura-ou si appoggiò alla balaustra di marmo, senza fiato, svuotato dallo stupore; Taishakuten, invece, si guardò indietro un’ultima volta, attraverso la stoffa sottile delle tende.
Vide Ashura-ou che chiudeva lentamente gli occhi e si rivolgeva al parapetto, il vento che si alzava e gli scuoteva i capelli e i vestiti.
Qualunque cosa fosse – si illuse, con un sorriso amareggiato – era già passata.

~

A/N 5 febbraio 2008, 12:55. Ok, flirting sul balcone mi ero detta e flirting sul balcone ho tirato fuori, poco importa del fatto che il povero piccolo Ash non si era accorto che il vecchio Tai stava effettivamente flirtando. Temo sia uscita fuori un po’ troppo pacata… voglio dire, ci dovrebbe essere un po’ di desiderio sottinteso da parte di Taishakuten, ma ho paura di averlo sottinteso un po’ troppo e di aver reso l’insieme un po’ troppo neutro ç___ç. Nella mia testa tutto ciò era decisamente più triste e “sentito”. Avrei voluto aggiungere, per esempio, un pezzo sul nostro genocida preferito che cerca Ashura-ou fra gli invitati con lo sguardo, ma ho avuto la sensazione che non ci fosse abbastanza spazio… sarà…
Ad ogni modo, spero che si capisca che, alla fine, Taishakuten si è illuso del fatto che una cosa del genere non ricapiterà mai più, e che non è stata capace di smuovere Ashura-ou. In conclusione, fare nottate in bianco per scrivere queste cose è love <3, quel che lo è di meno è andarsene a dormire senza aver scritto l’ultima riga… ci ho messo una mattinata intera, accidenti XD! Grazie a Michiru e hohoemi per la sopportazione e… beh, questa è per voi e soprattutto per Shu e Cate, che hanno assistito al profilarsi dell’idea X3.

Kyu!

~Juuhachi Go

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Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2019; Seishiro e Subaru © CLAMP; brushes & textures © 77words, Ewanism & Cryingforest.net, che pare sia ormai inattivo. Love is Blindness e relativo testo sono © U2 e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha fornito il mio piccolo archivio di alcuni snippet deliziosi per farvelo fruire meglio, e che, SOPRATTUTTO, sopporta con infinita pazienza i miei scleri e i miei pasticci. E grazie a tutti voi, per essere ancora qui a sorbirmi!