[Final Fantasy XII] Trust

Titolo: Trust
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Ashelia B’Nargin Dalmasca, Vossler York Azelas
Parte: 1/1
Rating: NC17
Conteggio Parole: 1374 (LibreOffice)
Note: nsfw, post-tomba di Raithwall, angry!sex con lieve what if, su prompt di 52_flavours

Trust

48.
You have set me among those who are defeated.
I know it is not for me to win, nor to leave the game.

Ottava Flotta Imperiale – Incrociatore leggero Shiva

Quando le passioni sono fatte di rabbia bruciante, Ashe è perfettamente in grado di pendere sul loro piatto della bilancia.
Questo è esattamente uno di quei momenti: non sa quanto tempo sia passato, non ha più notizie di nessuno dei suoi compagni di viaggio e, nonostante le sia stato garantito un trattamento umano a parole, non vede né acqua né cibo da diverse ore.
E poi, c’è Vossler. Il che basta a voler farle dimenticare la voglia di mangiare e di bere.
La cella è di un metallo asettico e impersonale. Seduta su una panca di ferro affissa sul muro, Ashe vede riflessi deformi del suo corpo torcersi sulle lastre gelide, trattenendo la voglia di prenderle a pugni.
È stata sciocca, è stata sconsiderata e debole: si è fidata di una persona che non avrebbe mai potuto tradirla in alcun modo – come tutti i buoni, ha sbagliato.
Travolta da un’ondata di nausea collerica che non riesce né a sfogare né a reprimere, si alza di scatto in piedi. Vorrebbe percorrere in un balzo i due metri di larghezza a sua disposizione, ma la porta blindata si apre.
Ricade a sedere.
Entrando, Vossler vede una figura curva, insensibile al suo arrivo. Le grosse manette descrivono dei cerchi lividi attorno ai polsi della principessa, e il suo viso è di un pallore cinereo, innaturale.
«Cosa vi hanno fatto?» le domanda, con una punta di tangibile indignazione: ha preteso un determinato trattamento, e questo è ciò che gli è stato restituito.
Ashe rivolge su di lui uno sguardo talmente tagliente che l’abitudine costringe Vossler a fare un passo indietro.
«La stessa cosa che hai fatto a me.»
Non c’è alcuna dimensione della sconfitta, nella sua risposta. Anzi, se possibile, la consueta autorità è diventata imperiosa, un freddo misto di odio e alterigia.
«Non avrei mai—»
«Alzato un dito, Vossler? Beh, in compenso, hai aizzato un impero contro di me! Come la chiami, legge del contrappasso?» lo interrompe Ashe, la voce che tocca un’ottava al disopra del normale.
«Sto solo cercando di salvare Dalmasca, Maestà, evitandovi sciocchi colpi di testa!»
«Il futuro di Dalmasca è qui, davanti ai tuoi occhi, e tu hai osato buttarlo via!» replica lei, con quella violenza che tutti le hanno sempre insegnato a mettere da parte.
«Siete una ragazza, Maestà. Cosa pretendete di saperne?» si scaglia Vossler. Sul Maestà la sua voce ha tremato in maniera così lieve che nemmeno la principessa se n’è accorta – è in quel gruzzolo di lettere che si è accorto di aver perduto tutta la stima per cui si è battuto.
«Siete solo un povero debole» lo fredda lei.
«Debole, Lady Ashe? Lo dite ad un uomo che è rimasto costantemente al vostro fianco, che ha combattuto anche con i suoi princìpi per scegliere la via migliore?»
«Per abbandonarmi quando il suo supporto più sincero mi sarebbe davvero stato d’aiuto?» sbotta la principessa, stringendo i pugni, conficcando le unghie nei palmi. Vossler le si avvicina con una ruga che gli solca profondamente la fronte, fissandola dritta negli occhi.
«Non mi servono i tuoi princìpi.»
È di te che avevo bisogno.
Ashe lo raggela, sputando le parole attraverso i denti.
«L’ho fatto per voi» e nella durezza metallica della sua voce qualcosa si è rotto.
La principessa alza gli occhi, giusto il tempo di respirare, e le labbra bollenti del capitano sono già schiacciate sulle sue, sulla sua bocca ruvida e riarsa dalla sete.
Non se l’aspettava – né il bacio, né la rabbia dentro di esso, e cerca di scostare almeno la testa in un gesto brusco, ma ottiene solo che Vossler possa separarle le labbra, stringendola contro di sé in un abbraccio serrato e disperato in cui lei sente che potrebbe spezzarsi come un giunco.
Lui le accarezza i capelli, spingendo di più la testa contro la sua, e Ashe prende un respiro, scontrando il naso col suo. Lo spigolo delle manette preme sullo sterno di entrambi, in un angolo scabro e disarmonico, e Ashe arretra verso la panca, sollevando le braccia verso l’alto per non ferire nessuno – nonostante Vossler lo meriti abbondantemente.
Fa scorrere il corpo contro le massicce placche dell’armatura di lui, prima che le loro bocche si stacchino.
Non si parlano e non si guardano: Vossler non ha alcun bisogno di vedere gli occhi di Ashe – è tutto in pezzi, anche loro.
Ma questo non importa a nessuno.
La principessa volta la testa contro il muro, come a voler distogliere l’attenzione da lui, e Vossler, slacciando la cinta che tiene insieme la parte inferiore dell’armatura, si preme contro di lei e bacia con forza la linea rigida del collo – Ashe si muove quasi inconsapevolmente contro di lui, ostinandosi a non guardarlo in faccia, lascia che sganci il suo pesante colletto dall’attaccatura del seno e scenda a morderle la pelle salata di una spalla – sudore e polvere – mentre lei si gira su un fianco come per sottrarsi.
«Cosa—»
Ma le parole rimangono sospese in mezzo a tutti i legami che hanno spezzato. Vossler torna a succhiarle voracemente la pelle del collo, mentre Ashe pianta le unghie in una scanalatura del muro, per poi girarsi all’improvviso, le mani di lui che afferrano i polsi ammanettati di lei.
Ashe scivola sul pavimento, la panca che preme sul retro del corpetto, il respiro che scalpita per uscire e Vossler contro di lei a trattenerlo. La bacia di nuovo, stavolta con l’impeto disperato di un condannato a morte, e lei lo stringe inconsciamente contro di sé – se potesse, gli chiederebbe perché – cercando l’orlo della sua gonna, tastando, invece, quello della sua cintura.
Ashe si inarca contro le mani che la sfilano via in uno schiocco di cuoio e che accarezzano i suoi fianchi con la rudezza febbrile di chi è abituato all’onore e alle armi, le irregolarità delle unghie di lui si infilano nella sua pelle sottile mentre Vossler bacia quello che è scoperto dal rigido guscio del corpino, il respiro di lei fra i suoi capelli e il sesso sotto le pieghe accartocciate della sua gonna e dei suoi slip, fra quelle gambe bianche. Serrano gli occhi, e Vossler affonda di più dentro di lei – è calda e stretta, è una ragazzina che del mondo non sa niente, è Lady Ashe, e si muove contro di lui sostenendo testardamente le sue ruvide, secche spinte di soldato.
Dio.
La afferra per stringerla contro di sé e soffoca un gemito nella sua spalla, mentre Ashe resta con le braccia unite sulla sua testa, le labbra serrate che si sono spaccate e le ginocchia che si graffiano contro i lati della corazza di lui. Alla principessa non sfugge una parola, nemmeno il più inudibile respiro, quando Vossler le prende i fianchi per farle seguire il ritmo, la gonna sollevata sopra la vita, l’armatura fredda contro il ventre e le dita di lui conficcate nelle spalle – fa male, ma non quanto tutto il resto, pensa, le manette che si sfregano attorno ai polsi mentre le spinte dell’uomo su di lei si fanno più frenetiche.
«Lady Ashe, io—» mormora lui, baciando la traccia di sangue sulla sua bocca, gemendo quando lei gliela schiude e lo fa quasi urlare dando una scrollata tale con i fianchi che Vossler ne sente l’eco scuotergli tutto il corpo, e viene dentro di lei trattenendo il suo nome sulla lingua.
Crolla sul suo seno per raccogliere un respiro o due, prima di strisciare a raccogliere i propri vestiti.
Fa attenzione a non guardarla nemmeno per un attimo mentre li rinfila in silenzio. Solo quando è in piedi, ed è di nuovo se stesso, la scruta: Ashe è rimasta con tutto il tempo con gli occhi fissi nei suoi, con un accento di muta, gelida disapprovazione. Vossler la solleva in piedi e le rialza le mutandine scese sulle caviglie, poi la adagia sulla panca, esitando a lasciare la sua mano.
«Vinceremo noi, Maestà… Come sempre. Non dubitate.»
«Hai ragione, Vossler. Vinceremo noi. E non nutro nessun dubbio al riguardo» risponde la principessa con freddezza.
Vossler abbassa lo sguardo, prima di sciogliere la presa e voltarsi verso la porta.
«Vado a farvi avere dell’acqua. E provvederò a togliervi quelle manette.»
Non si illude di ricevere un grazie che, in effetti, non arriva.

~

A/N 12 dicembre 2008, ore 20:19. Signore e signori, è esattamente quello che sembra: porno Vossler/Ashe XD. È venuta fuori da una riflessione con Shu, in cui si speculava allegramente sul fatto che Basch sarebbe stato un gentiluomo, se avesse fatto l’amore con Ashe, mentre Vossler – che a trattare con il mondo non è abituato – sarebbe stato molto più rude è_é. Soldato inside <3. La vera colpa di tutto questo la affibbio tutta a Nausicaa, che invece me l’ha fatta seriamente scrivere, ‘sta benedetta scena di sesso incazzato XDDD. Che poi, è più sesso che incazzatura, ma questi sono dettagli XD. E sì, lo sappiamo che Ashe non è stata in cella sulla Shiva, ma dove altro potevo farli trombare? XDDD

Juuhachi Go.

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