[Final Fantasy XII] Amor patriae

Titolo: Amor patriae
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Ashelia B’Nargin Dalmasca, Basch von Rosenburg, Vossler York Azelas
Parte: 1/1
Rating: NC17
Conteggio Parole: 1752 (LibreOffice)
Note: scritta per il P0rn Fest #2 @ fanfic_italia, nsfw, threesome

Amor patriae
[Italian P0rn Fest #2 @ fanfic_italia] Basch/Ashe/Vossler – “Tangled too tight and too long to fight”

Che importa se questo è il momento in cui tutto comincia e finisce,
Giuriamo per sempre, però
Siamo in un soffio di vento che già se ne va.

– Neffa, Passione

Fa un caldo infernale, nel Nam-Yensa.
Il Frammento d’Aurora la sta chiamando – la sua voce le irrora il petto come acqua ghiacciata, e Ashe si sveglia, tesa e disorientata, fra le ruvide coperte gettate alla rinfusa nella tenda.
Basch e Vossler dormono insieme a lei, mentre le tende del resto del gruppo sono più in là, quasi a volerle dare l’illusione di poter ricostruire la piccola corte di una Dalmasca che fu.
Li guarda con una sfumatura di apprensione: sembrano dormire pesantemente, di fronte a lei, rannicchiati con la testa sul braccio, bruciati dalla fatica e dal sole.
Forse, pensa, Basch non dormiva così da due anni.
Durante la giornata hanno arrancato con fatica nell’arsura soffocante, e si sono addormentati doloranti e deliranti senza emettere suono.
Eppure Ashe non riesce a chiudere occhio – sogni e visioni si agitano irrequieti sotto le palpebre, sogni di distruzione e di morte, di disfatta e di prigionia.
Striscia fino all’imboccatura dell’alloggio e la natura l’accoglie con uno sbuffo d’aria.
Poi, sobbalza.
«Sono abituato a dormire insieme a voi, non a vedervi insonne, Maestà… Va tutto bene?» si accerta Vossler, la pelle coriacea del suo palmo su quella sottile e arrossata della sua spalla.
Ashe si volta, il vento scuote lentamente il sottile strato di lino che la copre.
«Forse ho solo preso troppo sole» lo rassicura la principessa, lasciandosi sfuggire un briciolo di malinconia, ma non una sola parola sugli incubi che l’hanno svegliata, becchettando nella sua mente come corvi su un cadavere.
«Avrei dovuto fare più attenzione» considera il capitano, in tono di scusa.
«È compito mio fare attenzione a me stessa» lo riprende lei, con una sfumatura di durezza che Vossler non tarda a captare.
«Permettetevi di dissentire, ma il mio aiuto non sarebbe necessario, se così fosse.»
Ashe si azzarda quasi a sorridere, gli occhi chiari che scintillano vivaci nell’ombra della notte.
«Voi fate attenzione a Dalmasca.»
Vossler non osa guardarla in faccia – nemmeno stavolta ha le parole giuste da dire, perché ha ragione lei, come al solito.
E sembra guardargli dentro come neanche lui si è mai azzardato a fare con se stesso.
«Non fate così, Altezza. Anche quello è un dovere non indifferente.»
Ashe e Vossler fissano l’interno della tenda: Basch è seduto a gambe incrociate sulle coperta che aveva cullato il suo sonno fino a poco prima.
L’ironia della frase vacilla sotto la sua espressione seria e assonnata insieme, ed entrambi, per due motivi diversi, se ne sentono direttamente colpiti – Vossler perché sa esattamente a cosa sta voltando le spalle, e Ashe perché legge in quelle parole l’affettuoso tono di rimbrotto che Basch adottava con lei quando era bambina.
Ma sono cambiate tante e troppe cose. Lo sanno tutti e tre.
Ashe pensa al suo sogno, e prende un respiro.
«Ci sarà un giorno in cui nessuno saprà più che farsene, del dovere.»
Quel giorno si sta avvicinando a denti scoperti, Ashe lo sa bene, non sa come, ma lo sa.
Stanotte, tutti i nodi scivolano via dalle sue dita come nastri di seta, e lei si sente più piccola e smarrita che mai.
Basch ha dimenticato come sorriderle, ma appoggia la mano sulla sua spalla.
«Andrà tutto bene.»
Bugiardo.
«Dalmasca non siamo che noi, Basch» lo riprende la principessa, con inspiegabile amarezza.
Le labbra di Vossler tremano.
«Dalmasca non siete che voi, Maestà.»
C’è una basilare differenza fra lei e Vossler, e lui l’ha detta proprio ora tutta d’un fiato.
«Temo di no, capitano.»
E Vossler pensa che la colpa abbia un sapore particolarmente amaro, sulle labbra di lei.
Ashe non si ritrae, le sue mani scivolano sulle guance di lui, aspetta che Vossler la guardi con sorpresa per un attimo, ma lui non lo fa, e la lingua di lei scivola rapidamente a incontrare la sua: i suoi occhi si chiudono e quelli di Basch si sgranano, mentre la principessa sospira, un braccio di Vossler che l’attira contro l’ampia camicia tesa sul petto.
La ritengono il filo: Ashe spera che siano due bravi equilibristi.
Che sappiano tener stretto il nodo.
Le sue lunghe dita scorrono ad accarezzare ciò che si rivela della sua pelle, e lui non trattiene un brivido mentre Ashe fa il gesto di allontanarsi, solo perché la sua bocca possa schiacciarsi di più contro la sua. La principessa si aggrappa con forza a un suo braccio per non cadere di schiena.
Si separano.
«Non cercate di tirarvene fuori proprio adesso.»
Vossler non risponde.
«Non andrà tutto bene, Basch.»
Guarda Vossler, o almeno tenta, ma è con lui che parla.
Ancora disorientato dalla scena a cui ha assistito, Basch boccheggia in cerca di qualcosa da dirle. Fallisce, però, e cerca di sottrarsi alla situazione. La mano di Ashe è più rapida, si poggia perentoria sulla sua.
Non alza gli occhi su di lui.
«Basta che un pezzo cada dalla scacchiera, e tutto è perduto.»
È una frase che è una premonizione, ma, a distanza così ravvicinata, Basch sente solo il morbido calore del suo respiro mentre Ashe si avvicina in ginocchio.
E stavolta il bacio è disperato.
Io sono il nodo, non il pezzo.
La lingua di Ashe scavalca quasi con forza i suoi denti, avvolgendo la sua, e lui non può non abbracciarla con lo stesso slancio, stringendola contro di sé, con il suo profumo nelle narici – non è giusto, lo sa, ma lo sa anche lei, e lo sa Vossler.
Ma non parlerà nessuno.
E le mani di Vossler affondano nella curva dei suoi fianchi, la sua voce che scotta sul collo.
«Non è detto» sussurra, il suo soffio si struscia sulla pelle arroventata dal sole, provocandole un brivido dietro la schiena.
Non guarda Basch quando si stacca lentamente da lui, né si gira verso Vossler, che le sta delicatamente baciando le vertebre attraverso il sottile strato di stoffa.
Le viene da pensare a Rasler, all’innamorato timore delle sue carezze, al suo sorriso luminoso come il sole, e la rabbia la incendia completamente – vuole vivere per Dalmasca, vuole dimenticare, vuole sparire.
Vuole che uno dei due le dica la verità – perché uno di loro le sta mentendo, e Ashe vorrebbe sapere chi.
E vorrebbe che fosse Basch – sarebbe facile, sarebbe comodo, ma non ha il coraggio di incrociare il suo sguardo mentre guida la sua mano lungo la camicia da notte, la frizione del lino sulla pelle è elettrica. Chiude le sue dita sull’orlo della veste e pretende che lui la sollevi, spingendosi fra le mani di Vossler, che chiude gli occhi per un attimo, come se Ashe gli stesse bruciando le dita.
Quando Basch preferisce strapparle un altro bacio, esitando come aveva fatto Rasler, il respiro della principessa si sbriciola in un lieve gemito, nel quale si sfrega lentamente contro Vossler.
Stavolta il capitano, deglutendo, gli occhi ostinatamente serrati, scivola al disotto della camicia da notte, a contatto col caldo bollore della pelle nuda. Ashe freme nel sentire le sue carezze lisciarle la schiena, mentre Basch le bacia il collo slacciando i bottoni uno ad uno, lo sguardo testardamente affondato nella sua clavicola.
Vossler tira via la stoffa dalle spalle, e schiaccia Ashe contro di sé, mentre lei volta il capo per baciarlo – è un bacio dato di fretta, che pulsa come un cuore, mentre Basch si spoglia, imbrogliandosi nei movimenti.
Una mano di Vossler si appoggia sulla nuca di Ashe e una la accarezza piano sul seno, intuendone le curve soffici con la punta delle dita – le labbra scendono lungo il collo con malcelato ardore, mordendo e succhiando, e Basch si avvicina ad appoggiarle le mani sul bacino, sospingendola a sedere e sfilandole la biancheria che ha ancora addosso.
Vossler si morde con forza l’interno della bocca quando la principessa si siede sulle sue gambe, strofinandosi involontariamente sulla sua erezione. Sobbalza, e lei con lui.
«Oh» bisbiglia lei, la testa all’indietro, trapassata da una scossa elettrica mentre Basch sfiora con le labbra la peluria bionda fra le sue cosce. Ashe si riscuote, incuriosita, ma si scioglie completamente quando i baci di lui scivolano a toccarla davvero. In un singhiozzo, si muove contro di essi, e Vossler la segue con un sospiro esasperato, fino a che le spalle di Ashe non scrollano come un frullare d’ali, il sudore che luccica appena sotto lo spiraglio di luna che filtra nella tenda, mentre lei libera un piccolo grido strozzato.
Alzandosi, Basch afferra i suoi fianchi, ma le mani di Vossler si piantano inamovibili sulle sue.
«No» dice semplicemente, strattonando via i vestiti con notevole fatica, pressato sotto il peso caldo e scivoloso di lei. Un attimo dopo, Ashe è allacciata in mezzo a loro: Basch e Vossler la sostengono in piedi – come hanno sempre fatto, fra l’altro, e come sanno che non sarà mai più.
La mano di Basch attira gentilmente la testa di lei sul suo petto, trattenendo un gemito di desiderio.
«Non dovete guardare, se non volete farlo.»
Ashe si aggrappa a lui con le unghie.
«Vossler…» le sfugge, quando lui si insinua dentro di lei, mordendo la curva della sua spalla, mentre Basch la solleva contro di sé, soffocando un gemito nei loro, annegando senza guardarla – perché Lady Ashe non vuole, lo sa – avvinghiato contro e dentro di lei, fra le sue gambe, sulle sue labbra, mentre Vossler digrigna i denti fra i suoi capelli, dettando il ritmo a entrambi, lasciando Ashe sospesa senza fiato in un attimo in cui Dalmasca non esiste più – carne bianca e sangue blu frapposta fra loro.
Non sa che nome chiamare, mentre si accascia sul petto di Basch, la lingua contro la sua pelle, e alza appena gli occhi velati su di lui, lasciandogli scorgere Vossler dall’altra parte.
I due si guardano, e arrossiscono di vergogna per la prima volta in quasi quarant’anni – stavolta, dire che è per Dalmasca, mentre si svuotano per la stessa persona nella stessa persona, non basta più a nessuno.
«Un gesto gentile, il tuo» considera Vossler, non appena riesce a riprendere fiato, indicando la testa di Ashe ancora sotto la protettiva copertura delle dita di Basch.
Lui sorride, ma Ashe si addenta le labbra, facendo rientrare l’aria nei polmoni. Avvertendolo, Vossler si scansa rispettosamente, sciogliendo l’abbraccio sui suoi fianchi.
«Anche il tuo» risponde l’altro.
Solo allora, per quanto le è possibile, Ashe si ricompone, rinfilando i suoi vestiti, ignorandoli coscienziosamente – e adesso può fissarli tutti e due dritti negli occhi: se non altro, ora condividono almeno lo stesso rimorso.
Sospira.
«Buonanotte, signori.»
«Buonanotte, milady» rispondono, imitando il suo esempio, stendendosi di nuovo fra le coperte.
Fa un caldo infernale, nel Nam-Yensa.

~

A/N 31 dicembre 2008, ore 2:45. Beh, direi che come ultima fic del 2008 abbiamo puntato alto, eh? XD O basso, secondo i punti di vista, ecco XD. Ebbene sì, è un threesome sull’unico terzetto che mi abbia mai ispirato threesome, ed è stata scritta per la seconda atteserrima edizione del Pr0n Fest su fanfic_italia. Il prompt l’ho proposto e claimato io, perché li amerrimo, questi tre, e voi non immaginate il trascorso assurdo di questa storia ç_____ç ed è meglio che non sappiate XD. Mi ha totalmente uccisa XD. Ma ha infine più o meno acquisito una sua dignità, più o meno. Grazie a Dio XD! E adesso me ne mancano altre cinque. XDDDDD. XD.

Juuhachi Go.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Credits & Disclaimer

Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2019; Seishiro e Subaru © CLAMP; brushes & textures © 77words, Ewanism & Cryingforest.net, che pare sia ormai inattivo. Love is Blindness e relativo testo sono © U2 e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha fornito il mio piccolo archivio di alcuni snippet deliziosi per farvelo fruire meglio, e che, SOPRATTUTTO, sopporta con infinita pazienza i miei scleri e i miei pasticci. E grazie a tutti voi, per essere ancora qui a sorbirmi!