[Final Fantasy XII] Venti minuti

Titolo: Venti minuti
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Basch von Rosenburg, Noah von Rosenburg
Parte: 1/1
Rating: NC17
Conteggio Parole: 1959 (LibreOffice)
Note: richiesta dalla liz all’One True Writing e sequel di Giochi di bambini, omosessualità, nsfw, incesto

Venti minuti
[One true writing] Basch/Noah, “Aspettami in cortile.” “Il cortile è troppo esposto… sarò già in camera tua.”

«Sei stato giù al fiume?»
C’è una punta di accusa nelle parole di Noah.
Basch si guarda il fango sotto i sandali, poi guarda lui, e, quando Noah lo afferra per i pochi vestiti che ha addosso, le sue labbra lo baciano con una foga che ha davvero molto di possessivo. Lo fa rabbrividire in una maniera che non s’aspettava, non da come ha passato il pomeriggio, almeno.
Arreso, appoggia la fronte contro la sua, con gli occhi chiusi – Noah schiaccia il bacino contro il suo, e Basch si maledice, perché si accorge che suo fratello l’ha aspettato tutto il pomeriggio.
Passa la lingua sul suo labbro inferiore e lo succhia, aggrappandocisi con i denti.
«Aspettami in cortile.»
«Il cortile è troppo esposto, sarò già in camera tua» laddove, per “camera tua”, Noah intende la mansarda col tetto spiovente in cui sua madre ha messo Basch a dormire, ora che sono due ometti e non devono più stare tanto appiccicati.
La frase torna in mente a uno dei due – chi davvero non ha importanza, sono gemelli – e a Basch viene seriamente da ridere, perché l’erezione di Noah tira sotto la stoffa dei pantaloni, e forse avrebbero dovuto scendere insieme giù al fiume.
O forse no.
Le mani di Noah scivolano sotto i cenci scoloriti dal sole che Basch si è messo addosso per correre sul prato, e gli accarezzano tutta la pelle con così tanta voglia che lui è costretto a scrollarselo di dosso per scaraventarlo nel maledetto cortile e correre con lui dall’altra parte della casa.
Salire fino in mansarda è un’impresa, perché Noah lo fa vacillare già dal primo gradino, con un braccio attorno alla sua vita e la bocca che resta avvinghiata alla sua, tanto che vede solo i suoi capelli, se prova ad aprire gli occhi, ma non lo fa, e segue alla cieca gli scalini di legno che s’inerpicano fino in cima, schiacciato contro il muro per non cadere, e perché così Noah può premerglisi meglio addosso.
Qualche tempo fa avevano detto che sarebbe stata la prima e ultima volta.
La maledetta porta è difettosa, ci vogliono due pedate per spalancarla, e Basch ricalca la lingua nella propria bocca con la sua – adesso sente che suo fratello si sta spingendo contro la sua, di erezione. Spicca attraverso i pantaloncini in maniera imbarazzante, ora che è steso sul letto, e che Noah può guardarlo dall’alto in basso.
In realtà, Noah non lo guarda affatto – gli è sopra in un momento, l’elastico dei calzoncini abbassato appena sotto la vita, ed è deciso a farlo impazzire, perché lo accarezza con tutta la mano, senza sfilargli assolutamente niente di dosso.
Ce l’ha con lui.
E Basch vorrebbe dirgli che delle ragazzine giù al fiume non gli importa niente, che ci va perché sono ragazzine giù al fiume e perché lui è Noah, cazzo.
Ha bisogno di una lingua che non sia la sua – ogni tanto deve ricordarsi che quello che stanno facendo non sta bene assolutamente, e che anche una signorina con il suo cazzo in bocca può avere più ragione su di lui di quanto possa averne suo fratello.
E poi, col pensiero può andare dove vuole.
E non ha idea che il pensiero di Noah stia andando lì, sul greto del fiume, a immaginare quale puttana gli abbia sollevato le gonne per un po’ più di mezzo guil, le ginocchia lise scoperte al sole – la gelosia riesce a eccitarlo ancora di più: alla fine è in cima alla mansarda, che suo fratello è tornato.
Non sarà l’ultima volta neppure questa.
E neppure quella dopo, e quella dopo ancora.
Un filo della canotta sottile di lui gli rimane impigliato in un’unghia rotta, e Noah geme in un grugnito innervosito, quando Basch si inarca sotto di lui per togliersi almeno i pantaloncini e sfregarglisi contro.
Per poco Noah non si morde la lingua, mentre asseconda quello strofinio disperato. Gli sfila la canotta con un gesto brusco e lo schiaccia sulle lenzuola con una mano, per accarezzarlo sopra le mutande con l’altra, seduto su di lui.
«Noah—» annaspa Basch, gettando la testa all’indietro, senza prendere troppo in considerazione il legno della testiera, e si spinge contro le sue dita senza che il gemello abbia intenzione di collaborare: è il modo tutto suo di dirgli sì ma anche no quando non sa che farsene delle sue scuse. Affonda le unghie nel cotone degli slip per spogliarsi e si tira letteralmente suo fratello addosso per strappagli via tutto quel che porta, pelle compresa, forzandogli le labbra per poterlo baciare, la lingua che sbatte quasi contro i suoi denti, tanto che, per un attimo, Basch si aspetta che Noah gliela morda.
Noah si limita a fremere e a lamentarsi, mentre l’erezione tocca quella di lui ad ogni movimento – fra tutti e due, però, non è lui quello abituato a chiedere.
Stavolta neppure Basch ha voglia di chiedere, ma questo è uno di quei momenti in cui non servono affatto parole, mentre la bocca di Noah scivola dietro l’orecchio e lungo il collo, a succhiargli via il sudore e il desiderio dalla pelle. Quando Basch si siede, e la sua mano segue tutta la curva del ventre, lui si sporge teso e docile fra le sue dita, ma, ad accoglierlo, solo un aggrottarsi di sopracciglia.
«Ma non ne hai avuto abbastanza, fino ad ora?»
«Stupido.»
Noah guarda la sua piccola smorfia con disappunto, ma Basch sente di avere tutta la ragione di questo punto – Noah sta palesemente cercando di fargli la morale, di fargliela a mezzo centimetro del suo stramaledetto cazzo duro e di fargliela perché sta morendo di gelosia che non vuole far vedere, o che forse, conoscendolo, vuole sbattergli in faccia con la forza di un ceffone.
Sì è offeso, comunque.
E lo bacia con tanta violenza da mozzargli il respiro, infilandogli la lingua in bocca per far tacere i suoi occhi. Basch non dice niente quando lo spinge sul letto e Noah comincia a massaggiarlo con forza, seguendo il ritmo del suo respiro e spezzandolo con altri baci rabbiosi come morsi, un pugno stretto nei suoi capelli.
«… Noah…» sussurra, mentre suo fratello fa di tutto per aggrapparsi al suo odore e alla sua pelle bagnata di sudore «… Togli la mano, voglio sentirti muovere…»
Lui, obbediente, scioglie la stretta squadrandolo con due occhi freddi e corrucciati – o almeno freddi sembrerebbero se non fossero lucidi di un desiderio che gli fa quasi spavento.
E che è anche suo, quando Noah si struscia su di lui sempre più forte, sempre più veloce – davvero, la stessa carne, che il mondo lo voglia o meno, e Basch fa affondare le unghie nella sua schiena quando Noah lo lascia venire deliberatamente contro di sé, e si pulisce con il lenzuolo quando si rialza quel tanto che basta per farlo.
Basch, dal canto suo, respira abbastanza sconvolto, i suoi occhi che, dal viso di Noah, lo guardano con una fermezza cupa e bambina che – mamma lo dice sempre, d’altronde – lui non ha mai avuto.
Si sistema meglio quando Noah comincia a leccarsi meticolosamente due dita, ma, per quanto questa possa essere l’ennesima stranezza della situazione, il distacco quasi metodico con cui lo fa lo infastidisce.
«… Ah.»
Non ci si concentra troppo, però, quando Noah lo bagna e spinge gradualmente dentro di lui, facendolo accartocciare su se stesso.
Trattiene un sussulto quando tutti i suoi muscoli si contraggono attorno all’intrusione, ma Noah non gli concede che pochi secondi di brevi spasmi e grida soffocate, durante i quali appoggia la mano libera su quella che Basch ha impigliato fra i peli biondi del pube, cercando un ritmo che tarda ad arrivare, principalmente perché Noah non aspetta, anzi.
Un battito di ciglia che non aveva intenzione di farsi sfuggire fa capire a Basch che, davvero, è al limite del sopportabile, ma si spinge appena più a fondo.
Stavolta, Basch sussulta, e non è una sensazione del tutto spiacevole.
Basta – e forse è anche troppo, per essere una scopata incazzata – perché Noah rilasci la stretta sulla mano di Basch, in bilico sul filo dell’orgasmo, per bagnarsi le dita e farle scorrere in fretta sulla propria lunghezza.
Questo, poi, infastidisce Basch anche più di prima.
Corruga la fronte.
«Potevo farlo io come le altre volte.»
«E saltare da una parte all’altra della barricata in una giornata sola?»
«Vuoi smetterla?» si inalbera Basch, con un filo di voce.
La smette.
Fondamentalmente perché si sostituisce alla mano anche più velocemente del solito, facendogli mordere il labbro per la forza che ci mette, quando Basch è ancora tutto serratissimo e teso attorno a lui, con le gambe strette ai suoi fianchi. Non è abbastanza da essere fatto con l’intenzione, ma per farlo sobbalzare lo è di sicuro, col risultato che Noah slitta ancora più a fondo, in barba alla resistenza delle sue pareti, e lo fa digrignando i denti con lui – e la mano stretta attorno al suo cazzo parla a Basch di solidarietà.
Noah freme, resta fermo fra le sue natiche, senza osare muovere un muscolo – suo e altrui.
«Dimmi tu» azzarda.
Annuisce, gli occhi chiusi sulla sensazione, che così non è affatto spiacevole, non ora che Noah non si muove, ma muove la mano con una dolcezza che è più automatica che dettata da una fantomatica tenerezza del momento.
E non ha tutti i torti – probabilmente hanno meno di venti minuti, prima che mamma possa risalire la collina, varcare la soglia, attraversare il cortile, salire le scale del soppalco per arrivare con i secchi in mano e trovarli a petto nudo sul letto rifatto, mentre giocano bisticciando con un mazzo di carte bisunte che papà ha lasciato nel cassetto.
«Vai.»
Va.
Obbedisce gemendo con ogni muscolo, affondando piano, prima, aspettando un suo piccolo mugugno anche se forse non se lo merita tanto, le dita umide di sesso e sudore che si avvolgono più strette attorno alla sua erezione, per poi diventare una carezza che lo tocca ovunque, e che scioglie la resistenza e il fastidio.
Riconosce quel momento, Noah, e si dimentica pure di sentirsi tradito, offeso e geloso, quando Basch segue il suo ritmo, strofinandosi sotto di lui in un modo che lo fa impazzire – se non è metà della sua anima, è di sicuro tre quarti del suo corpo, è così caldo e asciutto e accerchiato attorno a sé che Noah affonda come se dovesse morirci, dentro di lui, e come se le grida di Basch volessero lasciarglielo fare.
E non è del tutto una metafora, quando il seme di Basch gli bagna le pieghe della mano, e suo fratello resta a guardarlo, e ad aspettare che venga – è un’attesa breve e soffertissima, ma Noah non ammetterebbe mai davanti a Basch che sta aspettando il dopo, in realtà. E, quando il dopo arriva, è anche il momento in cui davvero si sentono gemelli, perché sanno cosa si stanno per dire – inutile dire che è un’ottima scusa per non meravigliarsi, quando Basch gli impedisce di alzarsi con un bacio fra i capelli che è incredibilmente ruffiano.
«Scendi giù al fiume con me, domani?»
Gli occhi seri e profondi di Noah lo scrutano.
«Solo se l’aiuti tu, mamma, a portare i secchi, adesso. E se…» s’interrompe un momento, alzandosi da lui e rivestendosi «… se domani guarderai solo me.»
Basch ridacchia, infilandosi i calzoncini.
«Non è che di solito vado al fiume a divertirmi o a perder tempo, eh!»
Noah, che si è distratto alla ricerca di eventuali macchie sui vestiti, si volta a guardarlo, con gli occhi che boccheggiano perché è semplicemente troppo cresciuto, ora, per poterlo fare con le labbra.
«Cosa diavolo vuoi di—»
Basch scuote la testa.
«Ti restano cinque minuti per cercare le carte.»
Ha ragione – già sente che giù le scale scricchiolano.

~

A/N 14 maggio 2009, ore 1:15. Scrivo queste note dopo mezz’ora di faticosa ricerca del mio pigiama nel buio della notte ç_ç, e vi chiedo perciò (?!) un minuto di silenzio per il mio motoneurone, che ha massimizzato il grado di becero traviamento & distruzione di uno dei rapporti più belli di FFXII in virtù di quel che era ç_ç. E anche se io non li shippo, scrivere su di loro così è di un divertente-fangirlante indecentissimo XDDDD. Ed è inutile dire che il prompt era della liz anche stavolta, estortomi all’One True Writing sul mio LJ. Quando quella donna prompta, tira fuori delle genialate a cui no io non lo so dire ç_ç. E mi lavo le mani dicendo che molto probabilmente domani comincerò e finirò la terza fic di questa trilogia e tornerò ai fratellini gen XDDD. Che poi, l’immagine delle prostitute-ragazzine lungo il fiume, nella prima shot, è stata una cosa del momento XD, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe diventata un filo conduttore. E se liz è stata la mente, Nausicaa – che dopo Giochi di bambini mi ha detto che ora li shippa XDDD – è stata la pedata che mi ha definitivamente convinta a scrivere questa. Perciò grazie <3!

Juuhachi Go.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Credits & Disclaimer

Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2019; Seishiro e Subaru © CLAMP; brushes & textures © 77words, Ewanism & Cryingforest.net, che pare sia ormai inattivo. Love is Blindness e relativo testo sono © U2 e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha fornito il mio piccolo archivio di alcuni snippet deliziosi per farvelo fruire meglio, e che, SOPRATTUTTO, sopporta con infinita pazienza i miei scleri e i miei pasticci. E grazie a tutti voi, per essere ancora qui a sorbirmi!