[Final Fantasy XII] Things not to say

Titolo: Things not to say
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Ashelia B’Nargin Dalmasca, Basch von Rosenburg
Parte: 1/1
Rating: R
Conteggio Parole: 673 (LibreOffice)
Note: accenni NDFW

Things not to say

Arrampicandosi fuori dalle lenzuola sporche, Ashe e Basch si litigano in silenzio il lembo consumato della stessa coperta, evitando l’una gli occhi dell’altro, le teste speculari contro la testiera del letto come le facce di marmo di un dio degli incroci. Inghiottono con meticolosa cautela il saporaccio di troppe domande inutili, affondando nel materasso informe come si affonda in una colpa, o col coltello nel burro.
Mentre lo stoppino della candela si accartoccia nella cera smoccolata, Ashe chiude gli occhi, facendo strisciare le ginocchia contro il petto, il tepore del suo stesso corpo che le si aggrappa addosso come un naufrago e il ricordo di quello di Basch che le scava una ruga fra le sopracciglia. La schiena di lui fa di tutto per non toccarla nemmeno per un centimetro, ma la pelle arsa dal sole emana il calore bruciante di un ceffone – lei ne sente ancora la presa su tutto il corpo, nel richiamare la spinta secca e scoordinata dei fianchi di lui nei suoi, il tocco ruvido e convulso delle sue mani, il fremito del suo respiro in un orecchio mentre la stringeva fino a farle saltare due battiti, come l’assetato pronto a lanciarsi oltre il bordo di un pozzo.
E lei l’aveva serrato fra le cosce con le labbra che mordevano le sue, inseguendo il suo respiro con le mani aggrovigliate fra i suoi capelli.
Al piano di sotto, un’orda di piratacci e puttane suona un tango sgangherato battendo il tempo sul legno della scala, e le sembra quasi il singhiozzo sordo del suo cuore, che si ricorda com’è stata l’ultima – la prima – volta, con due mani bianche che sbottonavano un vestito d’oro. Un fiotto di dolore le congela tutto il corpo, freddo e acre come spuma del mare nella gola di un annegato. Sta per sgusciare sotto le lenzuola, quando una mano scivola sotto i suoi capelli, a raccoglierle tutta la guancia in una carezza sola, il pollice scabro che indugia con desolata delicatezza sulla curva di un labbro.
Ashe si sorprende a sostenere il suo sguardo come mai ha fatto da quand’era bambina, fissa la bellezza abbronzata e un po’ incolta di quel viso, e riconosce su di esso la stessa stanchezza ancestrale di allora, quello che l’ha sempre reso un cavaliere e un capitano migliore. Sente il rossore salire a pizzicarle il viso nel pensare che è la stessa stanchezza dell’uomo che l’ha baciata e amata con la disperazione insonne di un condannato. Nemmeno si rende pienamente conto di sollevare l’altra mano e di spostare una ciocca arruffata dietro l’orecchio martoriato dalla cicatrice, quasi col timore di toccarlo. Si chiede come faccia, lui, con due mani da fabbro, a cogliere e maneggiare la delicatezza di ogni cosa – dal cadavere di un principe alla curva della sua guancia, da una porzione della sua pelle alle braci del falò nelle notti di guardia, dal suo dolore al suo desiderio, quello di chi l’amore l’ha fatto per seppellirne il frutto sterile sotto una lastra dimenticata, e che si muove sotto un amante con la smania acerba di inseguirne un breve riflesso.
Del riflesso che cerca, però, nulla combacia, ed è con un certo orrore che Ashe si dice che, forse, è addirittura meglio così.
Abbassa rapidamente gli occhi, senza preavviso alcuno, mentre Basch si affretta a scostare il suo tocco da lei, e si appiattisce di nuovo contro la testiera di legno grezzo, troppo stanca e disorientata per rivestirsi.
«Quale principessa dalmasca si è mai avventurata tanto lontano fino a vedere il mare, e a quante, nelle generazioni future, toccherà la stessa sorte?» si domanda, un po’ roca e un po’ sarcastica.
Basch ride appena, in un respiro appena più profondo degli altri.
«Dormite, Maestà» bisbiglia sottovoce, appoggiandosi piano anche lui «Veglio io, stanotte.»
Quando fa per alzarsi, si irrigidisce in silenzio, come privo di respiro, quando una mano si appoggia leggera sulla sua, e permette a sé stesso di ammorbidirsi solo quando la stretta acquista consistenza.
Mentre l’ultimo barlume di candela sfuma sullo stoppino, Basch decide di restare.

~

A/N 6 ottobre 2010, ore 2:26. Sia messo agli atti che io amo Valychan <333333333333. Titolo rubato agli U2.

Juuhachi Go.

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