[X] My sweet prince

Titolo: My sweet prince
Fandom: X
Personaggi: Subaru Sumeragi, Seishiro Sakurazuka
Parte: 1/1
Rating: NC17
Conteggio Parole: 2514 (LibreOffice)
Note: omosessualità, nsfw, spoiler da X12 in poi, e lo sapete che questa fu praticamente la prima lemon senza infiocchettamenti? X°DDD

My sweet prince

Lo vide passare per il corridoio con un grosso mazzo di gigli in mano, ma lui non si fermò, sorpassò la stanza gettandovi un’occhiata di maligno, studiato disinteresse, e proseguì. Per dove, probabilmente non aveva importanza, e certamente – Subaru fece una piccola smorfia nell’accorgersi che l’effetto degli antidolorifici stava scemando – nemmeno Seishiro ci aveva pensato: il suo era un maledetto gesto di sfregio deliberato.
Il che lo fece sentire stupido ed arrabbiato, nel suo ridicolo pigiama di flanella.
Si avvoltolò con furiosa cura nel rasposo lenzuolo dell’ospedale, e rimase su un fianco finché poté sopportare di restare fermo – poteva alzarsi per poco, e lo fece una volta che ebbe la certezza che Seishiro fosse fuori portata.
Non poteva pestare i piedi in un qualche accesso rabbioso, perché farlo gli conficcava una lancia nell’occhio destro, chiuso una volta per tutte sotto le bende, così digrignò i denti nel constatare che sì, il mazzo di fiori giaceva nel bel mezzo del corridoio, circondato da uno strato di carta velina dal colore squillante e fastidiosamente chiassoso.
Dannato sobillatore.
Tornò a letto – questa volta ciabattando con forza, e al diavolo il cazzo di dolore.

*

Ad ogni modo, i fiori ci erano finiti, nel vaso di cristallo sul comodino – un posto d’onore per un dono che non se lo meritava, chiarì Subaru con un’occhiata, quando Seishiro lo venne a trovare in via ufficiale, e quando i petali già perdevano freschezza.
«Accidenti, non sono durati molto.».
«Con che ti aspettavi potessi nutrirli?» ribatté Subaru, acido.
Seishiro colse l’allusione e rise passandosi la mano fra i capelli.
«Beh, non si sa mai…», ma Subaru lasciò che quella scomoda pallina cadesse a terra ignorata.
Tacquero.
«Ci sono innumerevoli ragioni» riprese l’assassino «per cui mi dispiace di questo incidente, Subaru-kun…»
«Strano, visto che è l’unico che non sei stato tu a causare!»
«Che vuoi,» sospirò Seishiro, teatrale «certe volte è il gesto, ad offendere, e non i segni che lascia…»
«Dimmi che ce l’hai con Fuuma» ridacchiò Subaru nervosamente «e giuro che me ne tiro fuori da questa storia dell’Apocalisse, perché cominciano a sceneggiarla davvero male!»
«Hai troppe cose che ti tengono tirato dentro.» lo riprese Seishiro, con un sorriso trionfante, pronto a mandare avanti tutte le ragioni più Subaru-centriche del mondo: logorio, senso del dovere, del dolore, del gioco di squadra, eccet—
«No. C’è un filo solo.» lo contraddisse caparbiamente Subaru, aggiungendo, fra sé e sé, che non aveva perso il dannato occhio destro per fare un favore a lui, o ai suoi spaventosi, perversi trip da psicanalista tedesco.

*

Resistettero.
Dovette – volle – portarseli a casa, in qualche modo, e il loro vaso – che Kamui aveva preso come l’irritante capriccio di un malato – si mise d’impegno per complicare quella disperata impresa di ritorno al suo appartamento.
Il resto della loro permanenza floreale ebbe tuttavia il potere di irritare Subaru oltre i limiti del ragionevolmente supponibile: un successo, pensò sarcasticamente, per un regalo che portava l’ipocrisia incisa su ogni stelo. Un altro pezzetto di legame double-face, che diceva tante cose, cose che non gli piacevano molto, e che avevano – accidenti – un loro imprescindibile, inafferrabile perché.

*

La Visita Domestica – perché Subaru l’aspettava, dato che Seishiro non andava spargendo visite di cortesia e fiori per ogni dove – arrivò quando lui si trovò finalmente in grado di mettere su un the decente, e soprattutto di poter restituire ogni affondo colpo dopo colpo: la miccia era agli sgoccioli. Era quello che Seishiro sapeva già da un po’, e i fiori erano stati un succulento incentivo a godersi lo spettacolo.
Avrebbe trovato un uomo pronto a dare battaglia: era questo, aveva compreso, il bello di Seishiro – le venature di quel laccio che li avvinceva passavano sul suo occhio di vetro, inosservate, e Subaru gliele avrebbe ritorte tutte contro, perché Seishiro conosceva solo metà del loro potere.
L’altra metà di quello che era diventato scorreva loro nel sangue – e c’era ben poco che Seishiro potesse fare.
E questo – almeno questo – poteva dire di averlo capito prima di lui.

*

«Avrei voluto vederti in circostanze un po’ più… beh, tranquille.» disse Seishiro, appoggiato con un gomito alla penisola della cucina.
«No, non avresti voluto affatto.» disse a sua volta Subaru, categorico, con la distaccata maturità di un uomo della sua età – ed erano conquiste da sfoggiare, queste.
«Bella, la predica da chi va parlando di veri desideri!» rise forte lui, la guancia poggiata su una mano.
«Non mi vorrai far credere che te la sia presa sul serio?»
«Non riuscirei, sei così intrattabile che mi deconcentri!»
«Quale onore!»
«Quale spirito, Subaru-kun…»
«Vuoi piantarla?!» sbottò lui, irritato
«… Non è un battibecco, questo, vero?»
«… Con un Sakurazukamori?!» scattò Subaru, invelenito. Seishiro alzò le mani in segno di una resa a cui l’altro non prestò affatto fede.
Silenzio.
«Andiamo,» disse all’improvviso, visibilmente seccato «non puoi fingere quella faccia per delle cose che sai meglio di me.»
«No, non posso,» ne convenne l’assassino, cambiando espressione «perciò veniamo al dunque, dato che il Kamui Oscuro mi parla dei tuoi rovelli solo a metà, e mi lascia con la curiosità, poi.»
Subaru lo guardò di traverso.
«Fantastico, mi ficca il naso nelle faccende e il dito nell’occhio. C’è altro?» sentenziò, con una freddezza tale che Seishiro si sentì quasi più propenso a rispondere che a ridere.
«In teoria, potresti dare un minimo di ragione alla tua parziale perdita di vista, dirmi la verità su un paio di cose e… beh, non credi che tutta questa moda improvvisa dei veri desideri stia diventando una spina nel fianco impagabile?»
«Seriamente,» ringhiò Subaru «con questa ti stai davvero dando da fare per convincermi di aver disceso la china dell’idiozia, e ti dirò – sto per cascarci. La ragione puoi trovarla benissimo da te, no? In caso contrario… uhm, auguri.»
«Non è idiozia, è genio mancato!» si agitò Seishiro con fare realistico. Subaru assistette allo show tamburellando con le dita sul braccio. Vistosi incapace di far fronte alla causticità del giorno – piccole prede crescono, e diventano moleste alquanto – l’uomo sospirò.
«La mancanza, a proposito, è proprio qualcosa a cui potremmo fare ammenda,» sorrise, avvicinandosi a lui «se tu mi dicessi cos’è che—».
«Voglio?» concluse Subaru, scostando la mano di lui dal suo braccio, e facendolo con tutto il desiderio abbastanza inane di scoraggiarlo «Ci sono cose che vanno lasciate dove sono.» lo avvertì. Seishiro si batté una mano sulla fronte, esplodendo in una risata – un suono fastidioso e senza allegria.

Sono cose che si dissotterrano benissimo da sole – e io so che non ti piaceranno per niente, e che a me piacciono ancora meno.

«No, comunque.»
Ragazzino viziato, si deliziò Seishiro.
«Preferisci te lo domandi con una sciarada?»
«Non è mai stato un gioco a premi, tutto questo.»
«Mai?» ridacchiò.
«Mai.» soffiò Subaru sulle labbra che si erano chinate sulle sue, a un millimetro dalla sua bocca. Appoggiò un dito fra di loro, ma era un silenzio che a Seishiro stava stretto: Subaru lo vide chiudere gli occhi e cominciare a baciare l’indice dal basso, con tocchi talmente lievi che lo lasciarono pietrificato. Chiuse gli occhi anche lui, e si morse le labbra quando Seishiro prese la punta in bocca, e la lasciò perché, finalmente, potesse baciarlo.
La lingua scivolò oltre la barriera dei denti, e le unghie di lui gli si piantarono nelle spalle mentre Subaru rispondeva con la stessa foga. Non c’era arrendevolezza – l’arrendevolezza era cosa da perdenti, e di tempo ce n’era ancora, per toccare il fondo.
Quando Subaru gli schiuse di più le labbra, Seishiro mordicchiò delicatamente quello inferiore, e il ragazzo, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli, si scostò appena.
«Hai fatto il passo più lungo della gamba.» lo sfidò, un filo di saliva teso ancora fra di loro come una ragnatela, la curva lucida e arrossata delle sue labbra che esibiva un sorriso di scherno, l’occhio sinistro che scintillava furiosamente.
«Scommettiamo?» lo rimbeccò Seishiro a bassa voce, riprendendo a baciarlo con forza.
«Sicuro…» accettò lui fra un sospiro e l’altro «… Almeno stavolta potrò cercare di tenerti testa…».
«Attento, Subaru-kun…» lo redarguì l’assassino, afferrandogli i polsi con una mano e spingendolo contro un mobile.
«Oh, sì. Anche tu.».
Stanco di temporeggiare, visto e considerato che il gioco che Subaru stava reggendo non era palesemente il suo, ma valeva il rischio, Seishiro affondò i denti nel collo di lui, sentendosi rispondere con un gemito di disappunto. Il corpo di Subaru cedette contro il suo, e Seishiro lo sorresse spingendo un ginocchio fra le sue gambe, scaricando su di lui tutto il peso. Il ragazzo gemette sottovoce, prima di agguantargli le labbra in un lungo, rabbioso bacio, il suo viso fra le mani, la bocca che si chiudeva sul suo labbro superiore e il respiro accaldato di lui che si lasciava sfuggire un sibilo. Sorridendo nella sua bocca, Subaru cercò di muoversi contro di lui. Chiuse gli occhi: per un secondo avvertì l’erezione di Seishiro strusciare contro la sua, ma lui fu più rapido – gli artigliò il bacino con le mani e lo premette contro il bordo del ripiano.
«Ma guarda cosa abbiamo qui…» riuscì a dirgli Subaru, con un sorrisetto obliquo e malizioso.
«Uomo di mondo, l’unica erezione che tu abbia mai visto è la tua, quindi non spaventarti troppo, e non cercare di fare il saputello con me…»
«… Perché ti eccita pensare che tu sia il primo, o perché ti manda in bestia il contrario?». Si lamentò quando lui gli sollevò la maglia per baciargli i capezzoli e lo stomaco, una mano che armeggiava con il bottone dei jeans.
Lasciò la presa sui suoi polsi, e Subaru gli sfilò giacca e cravatta, gettandoli sul tavolo. Si aggrappò al primo bottone della sua camicia, perché le dita di lui gli accarezzavano la punta, oltre la stoffa dei boxer. Subaru trattenne il fiato, ben deciso a non volergli dare soddisfazione. Sconfitto, gli appoggiò la testa nell’incavo del collo, gemendo ritmicamente mentre seguiva il movimento delle sue dita.
«È a me, che gli indovinelli non piacciono.» soffiò nel suo orecchio come un gatto arrabbiato, il suo respiro scottante come una febbre mentre sfiorava la curva esterna con la punta della lingua. Subaru schiacciò la testa contro il suo collo, mugugnando qualcosa, a un passo dall’orgasmo. Seishiro ritirò la mano, e il ragazzo si promise di ucciderlo all’istante.
«Il senso non cambia in ogni caso.» mormorò Subaru nel suo orecchio «Certi legami non li puoi spezzare.» aggiunse, mordendogli il lobo e lasciando che Seishiro gli strattonasse via la maglia.
Prima che Seishiro potesse arrivare a slacciarsi la cinta dei pantaloni, le sue dita l’avevano già afferrata e allentata. Scivolarono in fretta al di sotto mentre l’uomo lo teneva saldamente per i glutei e gli baciava il collo e la clavicola, soffocandovi un ringhio contro. Subaru fu costretto a tirar fuori la mano per sorreggersi, stringendogli i capelli dietro la nuca. Seishiro l’aveva attirato contro di sé a un livello così insopportabile che il ragazzo si ritrovò a gemere nel suo bacio. Con un sogghigno, Seishiro lo sollevò da terra e si fece abbracciare i fianchi con le gambe. Lui non lo intralciò, gli lascio aprire di colpo la porta del corridoio e poi della camera da letto.
La luce era spenta, ma Seishiro lo spinse con forza sul letto, senza lasciarlo un attimo, sollevandosi solo per togliergli i jeans e spogliarsi a sua volta. Subaru, dal canto suo, stava cercando di riaversi, perché la spinta lo aveva mandato a sbattere contro la testiera del letto, ma Seishiro era già su di lui, l’odore dolce dei suoi capelli e quello pungente della sua pelle gli entravano a fiotti nelle narici – lo sentiva muoversi frenetico contro il suo corpo scivoloso di sudore, così tese un braccio fuori dal materasso per cercare l’interruttore della lampada sul comodino.
«Merda!»
Lo mancò.
Udì il pesante vaso di vetro oscillare pericolosamente, poi lo sentì schiantarsi a terra in mille pezzi.
Seishiro scattò ad accendere la luce.
Subaru fremeva sotto di lui: la lampadina dorava appena il viso rosso e stravolto e lo scintillare collerico dell’occhio sinistro, la benda stretta sull’altro. Teneva le labbra dischiuse appena per far filtrare il respiro, rapidissimo e bruciante.
Non parlarono.
Mentre tornava a baciarlo ancora, le gambe di Subaru che gli avvolgevano di nuovo il bacino, Seishiro aprì il cassetto alla ricerca di qualcosa che potesse fare da lubrificante, ma tastò solo il vuoto. Rise nella bocca di lui mentre se ne staccava. Subaru non si meravigliò nel vederlo che si inginocchiava per guardarlo dall’alto in basso con una fredda occhiata indagatrice – l’impazienza si vedeva, però, e Subaru rimase senza espressione al suo cospetto.
Certi sguardi non lo intimorivano più.
Lo prese di sorpresa: si avvinghiò con una mano dietro al suo collo e si mise in ginocchio anche lui, premette le labbra sulle sue e rotolò di nuovo all’indietro, chiudendo di nuovo il bacino di Seishiro fra le sue cosce ed obbligandolo a muoversi appieno per seguirlo nel bacio.
«Ricordati» bisbigliò Subaru a denti stretti, nel minuscolo triangolo d’aria fra le loro bocche «che non ti lascerò andare.»
Gli rispose un sorriso sprezzante.
Subaru resse il suo sguardo senza battere ciglio; Seishiro, spostatosi, fece lo stesso mentre si portava due dita alle labbra e succhiava. Il ragazzo fece un respiro profondo, e il suo sforzo si trasformò in un gemito strozzato quando lo sentì muoversi velocemente dentro di sé. Per quel che gli era possibile, si contorse e si lamentò, esplodendo in piccoli, umidi lamenti, la pelle arroventata e il suo nome che gli si infrangeva mille volte sulle labbra, ad ogni sussulto.
Strinse il copriletto nel pugno quando lui ritrasse lentamente le dita.
«Scopami, che aspetti?» sbottò, squadrando Seishiro con un’esasperata occhiata di sfida. L’assassino lo fissò con la stessa intensità, ma finì per ridacchiare sotto i baffi nel bagnarsi il palmo con la saliva a strofinarlo su di sé prima di affondare fra le cosce di Subaru. Lo sentì prima irrigidirsi mentre si lasciava sfuggire un mezzo grido di dolore; poi, lentamente, Seishiro si fece strada con affondi secchi e precisi, la carne di Subaru arida e stretta contro la sua.
«Vieni, stronzo!» gli gridò Subaru, conficcandogli le unghie nelle spalle, chiudendo gli occhi nel muovere ostinatamente il bacino al ritmo di ogni sua spinta, lasciandolo annegare a toccare quel punto, per prendersi da lui quella briciola di piacere inutile, per lasciarlo spingere fino a toccare il fondo di sé, come a non volersi più distinguere da lui.
Non era scopare e non era fare l’amore, si disse distrattamente, fra un singhiozzo e l’altro. Se ne stavano lì e basta, né carne né pesce, loro – Seishiro venne, e Subaru con lui – e il loro vuoto.
Inspirò fra i capelli madidi di lui e lo sentì uscire da sé.
Una scopata è una voglia che in otto anni passa, si disse.
È il resto, che rimane acquattato sotto.
Seishiro sfregò il naso sulla garza, causandogli una piccola scarica di dolore, poi si allontanò per fingere di dormire sull’altro cuscino.
Tenuto sveglio dal fastidio, Subaru si voltò in direzione della finestra.
Il mattino dopo avrebbero dovuto fare attenzione ai vetri.

~

A/N 28 giugno 2008, ore 3:20. Perché io lo dico sempre che il primo amore non lo si abbandona mai <3. Scritta in due-tre giorni, avevo bisogno di una storia che chiamasse un po’ le cose col proprio nome e che spiegasse al mondo (??!!) che sotto a quel sesso SXS che non c’è mai stato ci sarebbe tutto, tranne che il sesso fine a sé stesso (anche se ammetto che quello che ne è uscito fuori è tutto diverso, a scapito dell’intento XD). Oh, io però ci ho provato XDD. Il titolo è dalla canzone omonima dei Placebo – considerato il testo, l’ho sempre trovato un titolo molto ironico ed amaro (e sì, si parla di desiderio molto altalenante lì XD). Grazie a Glory Box dei Portishead, dato che l’ho ascoltata a ripetizione scrivendo, e grazie a lisachan e a Nausicaa, la prima per aver detto che questa storia è diversa *^* (e io credo che lo sia, almeno un po’) e Nausy perché è indirettamente colpa sua se ho finito di scriverla stanotte XDDDD. Ed evviva i Seishiri vivi fuori dalle post-X16 XD! Non tutto fila bene, però: urge betaggio in mattinata…

Until then, buonanotte a tutti, gente!

Juuhachi Go.

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Credits & Disclaimer

Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2019; Seishiro e Subaru © CLAMP; brushes & textures © 77words, Ewanism & Cryingforest.net, che pare sia ormai inattivo. Love is Blindness e relativo testo sono © U2 e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha fornito il mio piccolo archivio di alcuni snippet deliziosi per farvelo fruire meglio, e che, SOPRATTUTTO, sopporta con infinita pazienza i miei scleri e i miei pasticci. E grazie a tutti voi, per essere ancora qui a sorbirmi!