[Final Fantasy XII] Dirty little secrets

Titolo: Dirty little secrets
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Ashelia B’Nargin Dalmasca, Al-Cid Margrace, Rasler Heios Nabradia menzionato
Parte: 1/1
Rating: NC17
Conteggio Parole: 1817 (LibreOffice)
Note: nsfw, AU, incesto, seguito di Triggering

Dirty little secrets

I voti in Geografia di Ashe hanno subito un tale tracollo che lei non può evitare in alcun modo di presentarsi, una bella mattina di sole, a testa china davanti a sua madre, con il più recente prospetto del suo rendimento in una mano e un bel po’ di umiltà più e più volte provata davanti allo specchio nell’altra. Incassa i rimproveri con un’accondiscendenza che vi si avvicina moltissimo, e riesce perfino a reprimere un sorriso quando, la mattina dopo, intingendo un biscotto nella tazza di latte, si decide ad avanzare una proposta in un tono di casuale e genuina disinvoltura, mentre sua madre testa le meraviglie del nuovo forno a microonde.
«Sai, per evitare di andare a lezione privata stavo pensando che magari zio Al-Cid potrebbe darmi una mano, lui che ha visitato così tanti posti…»
«Non male, come idea» le viene risposto, con una sfumatura di piccato distacco.
Nel sorseggiare la sua colazione, Ashe nasconde l’ennesimo sorriso all’ombra della tazza, ripensando alle proprie certosine manovre di restauro su quel benedetto prospetto.
Suonarono al campanello.
«Mamma, è Rasler, io scendo!» canterella, balzando giù dalla sedia.
Pochi attimi dopo, mentre si avvia placidamente lungo il vialetto assieme a lui, Rasler scruta con aria divertita il velo di contentezza che non vuole saperne di abbandonare il suo viso.
«Ashe? Sai che penso proprio che qualcosa delle tante macchinazioni che ti sei prefissata sia andata a buon fine?»
L’evento devw essere tanto memorabile che lei dimentica in blocco tutto il proprio savoir faire, stampandogli un bacio sulla guancia.
«Grazie, Rasler! Nella prossima vita dovresti proprio fare il falsario!»
«Accidenti a te…» ride lui, con un braccio attorno alla sua spalla.

*

Zio Al-Cid appoggia una mano sulla spalla di Ashe quando sua madre gliela consegna oltre lo spiraglio della porta – un occhio critico sulla pagella quadrimestrale della figlia e l’altro occhio anche più critico sull’ampia camicia a quadrettoni bianchi e blu del cognato, due bottoni slacciati sotto al collo, cosa decisamente estranea all’apparenza raffinata che ostenta in pubblico.
«Ciao, zio» fa Ashe, giuliva, sporgendosi per schioccargli due baci sulle guance – e Al-Cid la sente ridacchiare silenziosamente nel suo orecchio.
Trattiene il primordiale istinto di strangolarla solo perché viene da ridere anche a lui – dannata attrice che non è altro.
«Allora, mi raccomando, fa’ la brava, non farlo ammattire, studia…»
Entrambi annuiscono diligentemente, e Ashe ha quasi l’impressione che lei possa vedere quanto forte il cuore le stia battendo sotto la camicia, mentre lui tamburella distrattamente con le dita sulla sua spalla, facendola appoggiare con la schiena al petto come hanno sempre fatto – solo che adesso Ashe sente il calore del suo corpo attraverso i vestiti, sa di averne tutto il diritto e, in virtù di questo, la pelle sembra prenderle fuoco sotto la giacca. Sente distrattamente le ultime frasi di convenienza della madre.
Poi, finalmente, Al-Cid chiude la porta.
«Ashe, hai la media del nove e mezzo in Geografia, ho chiamato il tuo preside dopo che tua madre ha chiamato me.»
«Non dirlo come se la cosa ti eccitasse sessualmente…» lo riprende lei, con un sorriso anche più ampio del suo, che gronda una malizia piacevole e suadente come due gocce di miele sulla punta della lingua.
«Sei proprio un mostro» ride lui, avvicinandosi.
«La colpa è di Rasler, vedi di ringraziarlo!» esclama lei con le mani sulle sue spalle, dopo che le sue, di mani, l’hanno presa per la vita.
«Io ci scommetto, che in una vita precedente eravate marito e moglie o una cosa del genere!» ridacchia, mentre Ashe si preme contro di lui, la camicia tesa sul seno, il petto schiacciato contro il suo. La sente inalare una boccata del suo profumo, ed è così vicina alla sua pelle che è come se le labbra lo stessero già toccando.
Il viso di Al-Cid intercetta il suo, e l’attimo dopo le sue labbra stanno stuzzicando delicatamente quelle luccicanti di lei – lipgloss, ne sente il sapore burroso e cerca di avventurarsi in un altro bacio a stampo.
«Non farmi ridere» gli giunge il rimbrotto di lei, mentre la sua lingua gli schiude le labbra e accarezza la sua in uno sfregarsi così sensuale che quasi gli gira la testa.
«Mhh…» Al-Cid la attira ancora di più contro di sé – come se fosse umanamente possibile, e come se Ashe avesse ulteriore bisogno di assicurarsi quanto la sua erezione stia premendo sul denim dei jeans: spinge praticamente fra le sue gambe, realizza, col fiato incastrato in gola mentre lui le assalta le labbra succhiandole e schiudendole di continuo, in una scia di baci affamati.
Arretrano in direzione salotto, ma lui si interrompe un attimo.
«Se lo facciamo di nuovo sul divano finisce che ti rovini la schiena…»
«Ma che uomo premuroso…» geme Ashe in una risatina, quando le sue labbra le accarezzano il collo, mordicchiandolo, una mano che slaccia i bottoni della camicetta.
«No, amore mio, sto solo scomodo…» la sua risposta la soffia nel solco fra i seni, nella scia umida che la sua bocca le ha lasciato sulla pelle, mentre l’attira lungo il corridoio.
Non ci arrivano, in camera da letto – vorrebbero, sì, ma la prima porta che la disgraziata prontezza di Al-Cid riesce ad aprire è quella dello studio. Se ne accorge troppo tardi, e, in quel lasso di tempo, Ashe è già sprofondata nella poltrona, sotto di lui.
Due colpi secchi gli danno il tempo di capire che si è sfilata le scarpe battendo a terra i calcagni – per il resto, non ha il tempo di guardarla, perché lei lo attira sulle pieghe rigide della gonna, il che gli fa decidere che d’accordo, c’è abbastanza spazio anche lì. Corre con le mani su di lei per toglierle camicia e reggiseno, perso in mezzo a baci e carezze che lo fanno davvero sentire un ragazzino che non sa dove toccare prima – ma deve, e deve subito, perché altrimenti scoppia, e geme quasi con gratitudine quando la mano di Ashe scivola nel piccolo spazio fra i suoi jeans e i suoi slip, a lottare con il bottone di metallo.
Quando lo stringe in una carezza, attraverso il cotone dei boxer, Al-Cid freme e si spinge contro la barriera delle mutandine, dove la stoffa è già umida e tiepida. Ashe sobbalza con un gemito, lascia la presa e solleva le gambe in un gesto istintivo.
«Asheli-ah!» inspira, e lei accorre a liberarlo da pantaloni e mutande – addirittura dalle scarpe, benedetta ragazzina! – e ha giusto il tempo di tirare il piede fuori dalla matassa di lacci, che lei ha già reclamato la sua bocca, le dita che lo guidano fino all’orlo delle mutandine con una salda stretta.
L’illusione dura pochi secondi – le dita di Al-Cid sgusciano facilmente via dalle sue. Sbottonandosi la camicia, lui si china, e Ashe solleva il bacino come se le avesse incendiato la spina dorsale, quando la sua lingua gioca con il tessuto fradicio della biancheria.
È veramente troppo: lei lo chiama con le dita affondate nei suoi capelli, si fa strattonare via la gonna e si riappoggia col bacino sul cuoio, sfidandolo ad andare avanti con la pelle che luccica di sudore.
Appoggiando il suo sorriso su di lei, Al-Cid tira via il cotone con i denti.
Il gemito diventa un grido spezzato quando la lingua di Al-Cid traccia con esperta delicatezza il bordo del suo sesso – Ashe s’inarca contro di lui come non ha mai fatto, sospirando in un lamento arreso, e la sua mano, in un moto quasi inconscio, va a frapporsi fra sé e la bocca di lui.
In un primo momento, Al-Cid assiste alla scena con oltraggiata perplessità – spodestato da due dita, vivaddio! – ma il sopracciglio, che si era inarcato con tanta offesa pretesa, gli si distende quando Ashe singhiozza appena e si lascia andare sulla poltrona.
Anche a voler cercare migliore incentivo, Al-Cid è sicuro che non ne troverebbe mai.
Schiaccia il ventre contro quello esile di lei, i fianchi sui suoi, e la sente gemere di nuovo, ma è lui a imitarla, un attimo dopo, quando le sue dita bagnate si avvolgono attorno alla sua erezione.
«Sarebbe stata troppo facile…» ridacchia deliziata, profondendosi in carezze che fanno tornare Al-Cid di dieci anni indietro mentre sente tutte le linee della mano di Ashe su di sé.
«A-Ashe, tesoro, sono nato qualche anno prima di te…» boccheggia, colto di sorpresa.
«Stai cercando di dirmi che adesso si fa sesso per anzianità? O che certi giochini ti fanno ridere?»
Non vuole saperlo come faccia anche solo a pensarlo, con tutta quella carne al fuoco in mano.
«Piccina, l’ho già detto che ho un’età?» e trattiene un gemito, dato che Ashe lo sta accarezzando divertita, curiosa di vedere fino a quanto potrà effettivamente tirare la corda.
«Oh, povero bimbo» sussurra, in quel particolare modo che gli fa salire brividi dappertutto – e “dappertutto” significa dappertutto, Dio mio, cosa che gli fa nascondere la bocca nella sua in un virtuosismo di indecenza.
Scivola dentro di lei che è un piacere, con le braccia di Ashe che lo tengono praticamente tirato a forza dentro di sé, il bacino incastrato nel suo e i capelli sugli occhi e un garbuglio di nomi in bocca.
Maledizione.
Si è dimenticato del tappeto.

*

Quando si alza in piedi, tendendo la mano ad Ashe con consumata galanteria, sta per lamentarsi di qualcosa.
«Al-Cid, non sei vecchio e incriccato, hai solamente fatto l’impossibile in merito a qualunque fascia di età…»
«Dici davvero?»
Ashe lancia un’occhiata eloquente al suo stesso corpo.
«Ho l’aria di una che scherza?»
Al-Cid sogghigna – un atto di dovuto autocompiacimento.
«Nemmeno un po’» e la prende in braccio fino alla doccia, in un inarrestabile scoppio di risa.
Escono abbracciati – lei lo rincorre per coprirgli i capelli con un asciugamano, ma sembra proprio che Al-Cid stia provvedendo alla rimozione fisica di quei dieci anni virtualmente cancellati in un colpo di… beh.
«Credi che le erezioni partano dalla cervicale?!»
«Che c’entrano le erezioni con la cervicale?!»
«Sei un ragazzino con prestazioni che non attendono alle aspettative!»
«Non tremi al pensiero di cosa potrebbe succedere, se lo fossi davvero?»
«Tremo tutta, infatti, amore mio.»
«Ma come siamo serie!»
«Vieni qua e finiscila, altrimenti la prossima volta dovrò davvero ripeterti il paragrafetto di Geografia, se ti trovo con la polmonite!»
Lui si volta di scatto, e l’avvolge nel suo stesso telo di spugna – Ashe ride nella sua bocca, una risata linda e pulita, le braccia chiuse nelle sue. Ad atterrare sulle coperte, lì in camera da letto, ha ancora il respiro di Al-Cid che le bagna la fronte, e quando si volta vede il libro di Geografia aperto sul cuscino. Infila una mano sotto l’arco della copertina e l’accarezza come ha toccato la pelle di Al-Cid, prima di chiuderlo con uno scatto.
«Ho la media del nove e mezzo.»
Da qualche parte, sul contorno delle sue labbra e quello delle braccia che la stringono, sa che non aveva risposta migliore da dare.

~

A/N 1 marzo 2009, ore 3:10, ma ho finito già da parecchio. Ok, è il plotlessissimo sequel di Triggering, e con ciò? XDDD Liz ed io ne avevamo bisogno, così eccolo, ‘sto sequel più spudorato che mai, che mi ha divertita senza rimorsi e che non è manco l’ultimo della serie! Vedrete il resto, ehh!

Juuhachi Go.

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