[Final Fantasy XII] Io sono l’Impero alla fine della decadenza

Titolo: Io sono l’Impero alla fine della decadenza
Fandom: Final Fantasy XII
Personaggi: Drace, Gabranth
Parte: 1/1
Rating: G
Parole: 622 (LibreOffice)
Note: spoiler! Per la Notte Bianca #3 @ maridichallenge

Io sono l’Impero alla fine della decadenza
FFXII, Drace, Gabranth, “Sicuro di quello che fai?”

Drace trattiene appena l’impulso di sorridere, nel momento in cui mette piede negli appartamenti di Gabranth chiudendosi la porta alle spalle.
Dicono di lui molto più di quanto il Giudice voglia far trapelare. Ha dato espresso ordine di far rimuovere ogni pezzo di mobilia che fosse vagamente monumentale, ogni tendaggio e ornamento superfluo, ad eccezione delle pesanti tende di velluto che sfilacciano la luce che proviene dalla finestra. In quell’arredo da caserma, Drace rivede chiaramente le quattro pareti dell’armeria: lì Gabranth trascorre ogni attimo libero dagli affari di Stato, misurandone lo spazio vuoto a grandi passi e tagliandone l’aria con ogni alabarda e ogni spada, quasi con la foga di un ragazzino.
Anche adesso, mentre Drace si siede su una sedia, lo osserva passeggiare avanti e indietro per la stanza.
«Siete pallido.»
Gabranth sospira, passandosi una mano sugli occhi. Senza armatura, con il lungo camiciotto che reca il vessillo di Archadia e un paio di pantaloni tenuti sui fianchi da una grossa cintura, gli viene restituita la sua mole di uomo: un uomo vulnerabile, si potrebbe quasi dire. Drace lo osserva gettarsi stancamente sulla sedia di fronte alla sua.
«Ho parlato con Sua Maestà. E con Lord Vayne.»
«Credevo tenere Lord Larsa lontano dai suoi coltelli dovesse essere la vostra principale preoccupazione» gli fa notare lei, in un misto di freddezza e sorpresa che non sfugge al suo compagno d’armi.
«È ciò che credevo anch’io, Drace,» replica lui seccamente, aggrottando le sopracciglia «ma non è certo a noi che viene concesso il lusso di disattendere a un ordine. Da qualunque bocca esso provenga» aggiunge, intrecciando le dita fra loro.
«Mi chiedo se questo rispecchi davvero il vostro volere» considera Drace, guardando fisso nell’azzurro gelido e straniero di quegli occhi.
Archadia non ne ha mai generati di simili, se non quando è stata in vena di conquiste. Gabranth ha gli occhi dei postulanti, degli schiavi e dei profughi che si sono accalcati all’interno dell’Impero quando le loro patrie sono state costrette a farsi sue provincie, ma ha anche gli occhi del guerriero e del generale, del traditore e del tradito.
«Mi è stato riferito da Lord Gramis che Lord Vayne ha escogitato un piano per dettare a Dalmasca i termini della resa, e che solo io posso essergli utile a un simile fine.»
Cade un attimo di silenzio carico di aspettativa, e di quello che lui, spiando l’espressione di Drace, chiamerebbe rimprovero.
«Mi sono giunte delle voci, a tal proposito» afferma lei, e sono parole dalle quali Gabranth riesce a percepire quanto le voci suddette siano state particolareggiate nel loro resoconto. La ignora.
«Pertanto, mi è stato chiesto di sottostare agli ordini di Lord Vayne, qualunque corso d’azione ciò comporti.»
«Sei sicuro di quello che fai?» chiede Drace a bruciapelo. La domanda cade col tonfo di un sasso, gli fa sgranare appena gli occhi. Lei lo osserva mordersi l’angolo di un labbro, non sa se per trattenere un sorriso o una smorfia.
«La stabilità dell’Impero passa attraverso molteplici strade» replica Gabranth, scrollando le spalle.
Non è una risposta, e lo sa anche lui, mentre Drace si lascia sfuggire un sorriso amaro, che sembra compatirlo.
«E il rancore, Gabranth? Dove passa, lui?» mormora.
Interdetto, Gabranth riduce le labbra a una linea, mentre Drace si alza gettando l’ampio mantello da un lato, e gli tende la mano in un gesto cameratesco, l’elmo sotto l’altro braccio.
Gabranth la stringe senza esitare – è una stretta secca, decisa.
«Sii il tuo meglio, Gabranth» dice, incamminandosi in direzione dell’uscio.
Gabranth la guarda aprire la porta, uno spiraglio di luce che fende la penombra della stanza. Inquadra il viso del Giudice che annuisce lievemente, lo sguardo che fugge il suo viso.
Con un sospiro inudibile, Drace infila l’elmo sul capo.

~

A/N 13 giugno 2011, ore 16:14. Fill per la Notte Bianca pro-referendum, prompt della Crim, il finale l’ho scritto gongolando su Mentana, ergo scusate la fretta XDD… Titolo rubato a “Languore” di Verlaine.

Juuhachi Go.

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