[X] You’d maybe think there’s something wrong

Titolo: You’d maybe think there’s something wrong
Fandom: X
Personaggi: Subaru Sumeragi, Seishiro Sakurazuka
Rating: PG
Parte: 1/1
Conteggio Parole: 521 (LibreOffice)
Note: omosessualità, spoiler X16, lieve what if, angst

You’d maybe think there’s something wrong

Il metallo è fuso e l’asfalto è franato sotto il peso della forza ultraterrena che l’ha disintegrato. Accoccolati fra le schegge di metallo, sulla linea distorta del ponte prossimo al crollo, ci sono un uomo e una cosa. L’uomo ha un impermeabile bianco screziato di rosso cupo, grosse macchie irregolari e sgraziate che si distendono sul colore chiaro come sorrisi maligni di bocche deformi, tessono un intrico rosso di foglie d’autunno liquefatte che sanno di ferro.
Per terra c’è una pozza grumosa.
È solamente la disperazione che cola.
È tutto quello di cui vuole vestirsi.
Gli ha mangiato le mani come una lebbra scarlatta.
È lui che ha tentato di abbracciarlo con una mano sul cuore.
Spira il vento freddo della sera, mentre le stelle sono pallida anemia. Tengono gli occhi chiusi, mentre lui sente che le lacrime continuano a cadere contro la sua volontà, come se sgorgassero direttamente dai suoi non-pensieri, e non dai suoi occhi, che non riescono neppure a vederlo più.

Piove.
Non che si veda qualcosa cadere.
Qualche goccia, qualche stella che mi strappi con violenza i desideri portandosi via pure il mio cuore di schianto.

Le mani circondano con un po’ di forza il collo di cera reclinato sulla sua spalla. Non ha il coraggio di guardare che espressione abbia quel viso. C’è solo il suo collo, e l’attaccatura dei suoi capelli neri, e il suo corpo che la morte ha voluto trattenere mollemente ingobbito.
Quello è lui che stringe troppo forte, che sente un peso acquoso bruciare lungo il viso e si china sulla guancia gelida per lasciare un bacio con labbra riarse e disidratate. Si protende verso un orecchio che in realtà è più lontano di tutte, e annaspa per trovare una sillaba, ma la voce si spezza ed è solo un singhiozzo urlato in una cavità vuota, il buio circolare di un timpano utile a sentire quanto una ragnatela.

Io ti amo.

Lui non è più qui.
Ma lui continua a piangere, aspettando che un altro, convulso singulto spacchi la colonna vertebrale in mezzo alle spalle. Come rilassate, le ginocchia si sarebbero lasciate andare, per sospingerlo nelle braccia inerti sui lembi del soprabito in un abbraccio innaturale, un sonno di neve, finalmente, mentre i fili d’argento che ancora tengono sospeso il ponte avrebbero ceduto del tutto.

Ti amo.

E adesso?
Adesso tenta di gridare, ma è un gattino in agonia che si rincantuccia contro un cappotto nero e muore con uno gnaulio soffocato senza morire.
Le sue mani si chiudono sui capelli neri con un tremito che è uno spasmo che diventa una carezza che trema come rugiada del mattino. Lo bacia dolcemente su una tempia e stringe gli occhi con violenza, facendo gocciolare grosse lacrime nel collo della maglia e sui capelli di lui. Appoggia una mano su quella che gela a terra e si scosta leggermente, sospingendo il peso che è abbandonato su di lui.
È serio? Ad occhi chiusi, lui non può vederlo, mentre sfiora appena le labbra fredde con le sue, sfumate di un rosato che disprezza.

Seishiro, io ti amo.

Sarà solo bianco, nero e rosso, fino all’alba.

~

A/N: 1 Maggio 2006, 1:11. Scritta assolutamente di getto con Shape Of My Heart di Sting nelle orecchie (“And if I told you that I loved you/You’d maybe think there’s something wrong/I’m not a man of too many faces/The mask I wear is one.”). La prima fonte d’ispirazione viene dalla stupenda Storia di nebbia e d’occhi chiusi di Sydreana, fanfic su Versailles No Bara dove Oscar stringe, nonostante Alain le dica di lasciarlo, il cadavere oramai freddo e cereo di André. A seguire, Oscar Wilde, dove ne Il ritratto di Dorian Gray, una volta ucciso Basil, Dorian ne considera il cadavere una “cosa”. Quarto motivo di ispirazione, Nausicaa, alla quale va il merito di aver tratto dalla canzone un AMV Seishiro-centrico in cui ha inserito il footage del sussurro su QUEI VERSI, spezzandomi il cuore. C’è un riferimento a Endless Rain degli X-Japan parlando della pioggia, che resta metaforica (“Endless rain/Fall on my heart(…).”). Inoltre, il disprezzo della vita collegato a qualcosa di fisico è una citazione shakespeariana che ho fatto inconsapevolmente (Harriet e Shu avranno capito quale e da dove – Romeo e Giulietta: “(…)perché il mio spirito mi fa presago/di eventi ancor sospesi nelle stelle (…), e segneranno il termine/d’una vita spregiata, com’è quella/ch’io chiudo in petto(…).”).
Probabilmente avrei voluto scrivere questa cosa da tempo, non ne ho idea… credo ci sia una tenerezza atroce. Cosa molto importante, data la non-scuola di domani, sono contenta di aver potuto scrivere di notte, perché è esattamente adesso che mi vengono in mente le idee che dimentico la mattina… Felicità *_*. Inutile dire che ascoltare la canzone vi aiuterà nella lettura, giusto per lasciarvi andare. E con questo ho finito è__é.
A Nausicaa, giusto perché lei ha un merito in tutta questa cosa XD, ergo, è colpa sua, ma lei ancora non lo sa.

Juuhachi Go.

PS: Ah, giusto per chiarire. Bianco, l’impermeabile, rosso il sangue, e nero, i vestiti e i capelli di Seishiro.

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Credits & Disclaimer

Layout e contenuti © Juuhachi Go 2004-2019; Seishiro e Subaru © CLAMP; brushes & textures © 77words, Ewanism & Cryingforest.net, che pare sia ormai inattivo. Love is Blindness e relativo testo sono © U2 e aventi diritto. Dusk Shard nella sua versione definitiva (si spera *cough*) è reso possibile da Wordpress e, per quanto riguarda il suo scheletro tematico, Underscores. Tuttavia, il vero ringraziamento va a Mrbalkanophile che ha fornito il mio piccolo archivio di alcuni snippet deliziosi per farvelo fruire meglio, e che, SOPRATTUTTO, sopporta con infinita pazienza i miei scleri e i miei pasticci. E grazie a tutti voi, per essere ancora qui a sorbirmi!